E’ stato accolto, poco dopo le 16, tra gli applausi e con il coroDraghi, Draghi, Draghi“, con i detenuti che poi hanno voluto subito lanciare un messaggio chiaro al presidente del Consiglio Mario Draghi e alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, in visita nel carcere Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere, salito agli onori delle cronache nazionali e internazionali per l’orribile mattanza andata in scena il 6 aprile 2020, quando circa 300 detenuti vennero brutalmente pestati da altrettanti agenti di polizia penitenziaria in quella che era stata definita “una perquisizione straordinaria” (ma culminata poi lo scorso giungo con ben 52 misure cautelari e oltre 100 indagati tra i poliziotti).

Fuori, fuori“. E’ infatti il secondo coro dei detenuti nelle speranza che dal governo arrivi l’indulto o l’amnistia. Un appello rivolto al premier e alla ministra Cartabia che hanno girato per i padiglioni del carcere casertano raccogliendo le testimonianze dei detenuti.

All’esterno del carcere sono presenti ‘solo’ i lavoratori della Whirlpool di Napoli che si sono radunati nella speranza di incontrare Draghi per la tutela del loro posto di lavoro dopo la decisione della multinazionale di chiudere lo stabilimento di Ponticelli. Decisione confermata proprio oggi. Successivamente il premier ha incontrato i segretari generali di Fiom, Fim e Uilm Napoli Rosario Rappa, Raffaele Apetino e Antonio Accurso.

“Per la cronaca fuori al carcere di santa Maria Capua Vetere c’erano tre garanti, un centinaio di giornalisti e 4 familiari, inutile aggiungere altro” sottolinea Pietro Ioia, garante dei detenuti per il Comune di Napoli, sottolineando di fatto lo scarso interesse che ha provocato nell’opinione pubblica la mattanza, cristallizzata dai video che, non senza difficoltà a causa dell’opera di depistaggio attuata dalla polizia penitenziaria, carabinieri e procura sammaritana sono riusciti ad acquisire.

Ioia è in compagnia di Samuele Ciambriellogarante dei detenuti della Campania, ed Emanuela Belcuore, garante di Caserta. Con loro anche il garante nazionale Mauro Palma e il magistrato di sorveglianza Marco Puglia, tutti hanno avuto un ruolo decisivo nel far emergere le violenze avvenute lo scorso 6 aprile 2020.

La direttrice del carcere di Santa Maria Capua Vetere, Elisabetta Palmieri, prima della conferenza stampa di Draghi e Cartabia ha ribadito: “Chi ha sbagliato è giusto che paghi ma non va bene colpevolizzare l’intero corpo della polizia penitenziaria”. Ad assistere alle dichiarazioni del premier Mario Draghi anche un gruppo di detenuti in semi-libertà, oltre ad addetti amministrativi e ad agenti della Polizia penitenziaria, e ai giornalisti.

Le parole di Draghi: “Il sistema va riformato, non può esserci giustizia dove c’è abuso”

“Oggi non celebriamo trionfi o successi, ma siamo qui ad affrontare le conseguenze delle nostre sconfitte. Venire qui oggi significa guardare da vicino, di persona per iniziare a capire” ha esordito il premier. “Il Governo non ha intenzione di dimenticare, il sistema va riformato. Le proposte della Ministra Cartabia rappresentano un primo passo che appoggio con convinzione. Non può esserci giustizia dove c’è abuso. E non può esserci rieducazione dove c’è sopruso”.

“Le carceri devono essere l’inizio di un nuovo percorso di vita” prosegue Draghi. “L’Italia, questo Governo, vogliono accompagnarvi. Gli istituti penitenziari devono essere comunità. E dobbiamo tutelare, in particolare, i diritti dei più giovani e delle detenute madri”, ha aggiunto

Poi il passaggio sulla polizia penitenziaria che “in grande maggioranza, rispetta i detenuti, la propria divisa, le istituzioni”. Agli uomini e le donne della Polizia penitenziaria “va il più sentito ringraziamento del governo e il mio personale”.

“I mediatori culturali assistono i carcerati di origine straniera. I volontari permettono molte delle attivita’ di reinserimento. A voi, e ai vostri colleghi in tutta Italia, va il piu’ sentito ringraziamento del Governo e il mio personale”, aggiunge.

Le parole di Cartabia: “Occorre aver visto, primo problema sovraffollamento, poi pene alternative”

“Violenze e umiliazione sono ingiustificabili” ha detto la ministra Marta Cartabia. “Quegli atti sfregiano la dignità della persona umana che la Costituzione pone come vera pietra angolare della convivenza civile. Il carcere è luogo di pena, ma non sia mai luogo di violenza e umiliazione. Oggi scopriamo che quelle parole della costituzione debbono essere riconquistate” ha aggiunto.

“Siamo qui perché quando si parla di carcere bisogna aver visto come ci ricordano le celebri parole di Piero Calamandrei, che sapeva bene cosa significasse la vita nel carcere. Occorre aver visto” ha poi sottolineato la ministra della Giustizia che rimarca poi i problemi attuali nei penitenziari italiani. “Il primo e più grave tra tutti i problemi è il sovraffollamento. Sovraffollamento significa spazio dove è difficile anche muoversi, dove d’estate, come abbiamo sperimentato anche oggi, si fa fatica persino a respirare. Una condizione che si traduce in difficoltà nel proporre attività che consentano alla pena di favorire, nel modo più adeguato, percorsi di recupero dei detenuti”.

Cartabia annuncia la riforma: “La pena non è solo carcere”

“Ritengo che sia anche giunta l’ora di intervenire sull’ordinamento penitenziario e sull’organizzazione del carcere. La presenza oggi qui, mia e del presidente del Consiglio, sancisce un impegno a lavorare in questa direzione” ha annunciato Cartabia. “Il pacchetto di emendamenti in materia penale, approvato dal Consiglio dei Ministri la settimana scorsa – ha ricordato – prevede anche un uso più razionale delle sanzioni alternative alle pene detentive brevi. Occorre correggere una visione del diritto penale incentrato solo sul carcere, per riservare la detenzione ai fatti più gravi. La Costituzione parla di “pene” al plurale. La pena non è solo carcere. Senza rinunciare alla giusta punizione degli illeciti, occorre procedere sulla linea, che già sta generando molte positive esperienze, anche in termini di prevenzione della recidiva e di risocializzazione, attraverso forme di punizione diverse dal carcere – come, ad esempio, i lavori di pubblica utilità. In questo, un ruolo fondamentale è svolto dai giudici di sorveglianza”. “Bisognava vedere – ha concluso – e oggi abbiamo visto insieme. Insieme, ora spetta a noi trasformare la reazione ai gravissimi fatti qui accaduti in un’autentica occasione per far voltare pagina al mondo del carcere”.

Cartabia: “C’è bisogno di più agenti ed educatori. Occorre investire nella formazione”

“Occorre rimediare alla grave diminuzione del personale che si è verificato nel corso degli anni, provvedendo immediatamente a nuove assunzioni e, possibilmente, incrementare l’organico della polizia penitenziaria, senza dimenticare gli educatori, i dirigenti e tutto il personale, anche dell’esecuzione penale esterna. Le scoperture di personale sono significative per tutte le categorie. I concorsi in atto e quelli già programmati non saranno sufficienti nemmeno a coprire il turn over” ha rimarcato la ministra della Giustizia.

“La carenza di personale sovraccarica di ulteriori responsabilità quello in servizio e lo sottopone a condizioni di stress, se non a situazioni di rischio” ha aggiunto. “Servono anche finanziamenti per la videosorveglianza capillare e per le attrezzatture specifiche degli agenti. Servono però – ed è quel che considero l’aspetto ancora più qualificante – più fondi per la formazione permanente. Dobbiamo investire molto di più nella formazione, per tutto il personale e, in particolare, per quello della Polizia penitenziaria”.

Ciro Cuozzo e Rossella Grasso