Estate Riformista
Cassirer, “Linguaggio e mito” e il confronto con Heidegger
Nel 1925 usciva Linguaggio e mito di Ernst Cassirer, ritradotto e pubblicato a cura di Giacomo Borbone. Non è un semplice saggio di antropologia culturale o di filosofia del linguaggio, ma un lavoro importante all’interno della produzione del filosofo delle forme simboliche. In esso Cassirer intraprende un’indagine genetica per scoprire la radice comune da cui scaturiscono due tra le più fondamentali manifestazioni dello spirito umano.
Ma quale novità Cassirer apporta con la sua lettura del mito?
Anticipando quanto poi sarà fatto da Lévi-Strauss, riconosce l’autonomia del mito, vedendolo come una delle due espressioni fondamentali del pensiero: quella della dimensione creativa, parallela e irriducibile e quella propria della logica discorsiva, avente nella scienza la sua più esemplare manifestazione. Non dunque una evoluzione “dal mito alla scienza”, bensì uno dei modi in cui il discorso umano si articola e che sta a fianco della scienza, dell’arte, dell’etica e della religione. Il mito è quindi una ineliminabile e irriducibile diversa “prospettiva” con cui si guarda alla natura, con sue leggi e modi di funzionamento ad esso peculiari. Il valore del pensiero di Cassirer sul mito consiste pertanto nell’aver sottolineato come esso non sia l’antitesi infantile della ragione, ma un modo diverso e ugualmente potente di organizzare l’esperienza. La sua analisi, che con rara maestria intreccia filosofia, filologia ed etnologia, dimostra che la ricerca del senso è un’attività polifonica, i cui diversi registri – mitico, linguistico, artistico, scientifico – scaturiscono da un’unica, inesauribile sorgente: la capacità simbolica dell’uomo. L’Appendice curata da Francesco Alfieri ha il merito di ricostruire i nessi, spesso carsici, tra Cassirer e Heidegger.
L’autore di Sein und Zeit recensì nel 1928 il secondo volume della Filosofia delle forme simboliche e incrociò Cassirer nel dibattito di Davos (1929); soprattutto, lesse e annotò Sprache und Mythos sin dalla prima edizione del 1925 e mai smise di misurarsi con lo studio delle sue opere, dove spicca il comune interesse per la problematica del linguaggio. Su impulso di Friedrich-Wilhelm von Herrmann sono state riprodotte fotograficamente le pagine della copia heideggeriana, poi affidate ad Alfieri, che ne ha curato trascrizione e traduzione. La trascrizione è stata sottoposta nel 2024 ad Arnulf e Detlev Heidegger. L’Appendice pubblica quindi immagini e elenco sistematico delle Anmerkungen. Se collegate alla recensione prima menzionata, queste note fanno emergere la tensione tra l’approccio neokantiano di Cassirer e «la Destruktion heideggeriana tesa a interrogare l’originarietà ante-predicativa dell’essere-nel-mondo».
Ma, precisa Alfieri, «è proprio questa opposizione frontale a rivelare, per contrasto, la profondità di un dialogo conflittuale che attraversa sotterraneamente l’intera costellazione filosofica degli anni Venti». In particolare sono significative le pagine in cui si affronta la distinzione fondamentale tra sacro e profano, riletta da Cassirere sempre nella nella sua ottica simbolica e funzionalista: il sacro, dunque, lungi dall’essere un contenuto fisso o una sostanza metafisica, si configura come modalità relazionale attraverso cui la coscienza umana struttura gerarchicamente il campo dell’esperienza. Alfieri non vuole certo chiudere il dossier, ma restituisce un Heidegger lettore attento di Cassirer e offre un terreno documentario per riconsiderare convergenze e divergenze su linguaggio, nome e mito oltre il solo “caso Davos”.
*Università degli Studi di Catania
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