Come si può valorizzare il patrimonio pubblico, a cominciare dagli edifici di pregio attualmente dismessi, se dei vari beni che lo compongono non esiste una mappatura? È l’interrogativo che architetti del calibro di Pasquale Belfiore, Giovanni Laino e Renato Capozzi hanno posto attraverso le colonne del Riformista. Consapevole dell’importanza di questo censimento sembra essere la Regione che ha da tempo stipulato un protocollo d’intesa con Agenzia del Demanio e Asl Napoli 1 Centro. L’obiettivo? Recuperare le informazioni su ciascun immobile in modo tale da individuare la strategia più efficace per valorizzarlo. «Finora il lavoro del tavolo tecnico è andato a rilento – ammette Bruno Discepolo, assessore regionale all’Urbanistica – ma, se tutto va bene, entro la fine dell’anno potrebbe essere definito il metodo per catalogare i dati e condividerli con tutte le amministrazioni». Ma procediamo con ordine.

Perché il protocollo d’intesa contempla anche Agenzia del Demanio e Asl Napoli 1 Centro? Perché la prima gestisce i beni demaniali, quindi di proprietà dello Stato; la seconda è titolare di immobili di grande valore. Le tre istituzioni sono al lavoro per acquisire, con l’aiuto delle Soprintendenze, le informazioni minime sui vari immobili pubblici: proprietà, consistenza, stato d’uso, identità degli occupanti, planimetria, eventuali vincoli urbanistici, diritti di prelazione e, per gli edifici di pregio, note di carattere storico. L’obiettivo è evitare casi come quello dell’albergo dei poveri di Napoli, struttura di proprietà comunale che da anni attende di essere valorizzata.

Oppure come quello dell’ex ospedale Leonardo Bianchi, di cui è titolare l’Asl Napoli 1 Centro, anch’esso abbandonato al proprio destino. «La strategia è quella di decidere, sulla base delle informazioni raccolte e opportunamente catalogate, se un edificio debba essere ristrutturato, destinato ad altra funzione o diversamente valorizzato – aggiunge Discepolo – Il mancato utilizzo dell’ospedale Bianchi, in particolare, è intollerabile: una struttura dalle dimensioni notevoli e dotata di numerose aree verdi. Vi si potrebbero insediare attività funzionali a quella svolta dal vicino aeroporto di Capodichino o un’attività ricettiva. L’importante è che quel pezzo di storia non cada definitivamente a pezzi».

Nel censimento dei beni di proprietà dell’Asl di Napoli sono destinati a rientrare anche gli ospedali del centro storico, attualmente dismessi, e quello degli incurabili, che la Regione intende recuperare destinandolo in parte ad attività sanitarie e in parte ad attività museali. Prospettive simili per l’ex manicomio di Aversa, per il quale la Regione ha avviato una trattativa con Comune e Asl finalizzata al recupero della struttura. Una volta definito il metodo di censimento, dunque, per ciascun bene si valuterà la strategia di valorizzazione più adeguata. Il modello potrebbe essere quello seguito per l’ospedale militare di Pozzuoli: di proprietà del Demanio, per la struttura la Regione ha ipotizzato la destinazione ad albergo e parco urbano; il Comune ha approvato la variante urbanistica indispensabile per il cambio di destinazione d’uso; Cassa Depositi e Prestiti ha acquisito l’immobile attraverso un fondo di gestione del risparmio e ora si appresta a collocarlo sul mercato.

«Da questo tipo di operazione hanno guadagnato tutti – sottolinea Discepolo – L’Agenzia del Demanio ha incassato i proventi della vendita, il Comune ha ottenuto un premio per aver collaborato alla valorizzazione, Cassa Depositi e Prestiti farà segnare una plusvalenza dalla rivendita e il territorio guadagnerà in termini economici, sociali e di immagine». La stessa strategia potrebbe essere seguita per il recupero dell’ex hotel Universo e casa Miranda, a Napoli, dove la Regione punta a collocare rispettivamente la sede cittadina dell’Agenzia del Demanio e un nuovo studentato sul modello di quelli diffusi nelle grandi città europee. Con quali fondi? Con quelli europei, certo, ma senza dimenticare i vantaggi legati al superbonus recentemente introdotto dal governo. «Si tratta di un tema strategico – conclude Bruno Discepolo – La pubblica amministrazione deve avere una conoscenza quanto più dettagliata possibile del proprio patrimonio, anche degli edifici di pregio: solo così potrà gestirlo in maniera ottimale».