Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e coordinatore dei sindaci del Pd, ha guidato l’incontro tra il segretario dem, Enrico Letta e i primi cittadini di centrosinistra.

Com’è il quadro di oggi? Il Pd scenderà in campo insieme a chi?
Siamo in campo. Con una proposta fortemente alternativa a quella delle destre e di Giorgia Meloni. La partita, è chiaro per tutti, sarà tra il Pd e Fratelli d’Italia. Tra due campi differenti e contrapposti. Abbiamo iniziato a mettere a fuoco le proposte che ruotano sull’agenda sociale: dobbiamo combattere gli effetti dell’inflazione, definire il salario minimo e al tempo stesso tagliare il costo del lavoro, restituendo agli italiani una quattordicesima.

Non è che avete intenzione di rifarlo in casa, il Movimento?
Abbiamo intenzione di essere un grande partito di sinistra, l’agenda sociale è nostra per vocazione. Poi se mi chiede del M5S, le dico che facciamo bene a tenere chiusa la porta ad un’alleanza con chi ha cacciato Mario Draghi, ma dobbiamo parlare con i loro elettori e sì, provare a prendere il loro voto.

Verso gli altri, i centristi, nessun veto?
Noi non dobbiamo mettere veti e invitiamo tutti a fare una riflessione: chi vuole contrastare le destre venga con noi o sarà complice della loro vittoria.

Si può fermare la vittoria del centrodestra affrontandolo in due tronconi. E se Pd e Fdi andassero da soli?
Se la Meloni dovesse fare la scelta di andare da sola, è chiaro che anche il Pd dovrebbe farci per lo meno una riflessione. Ma con il Rosatellum così com’è, serve un’alleanza di coalizione.

Volano gli stracci tra Grillo e Conte, il Movimento è un terremoto continuo…
Adesso il M5S deve ridefinire la sua identità, diciamo più barricadera, di opposizione. Penso che uno di questi giorni arriverà Grillo a Roma e cambierà il leader.

Mettendoci Di Battista?
Di Battista spara a zero su tutti, parla male di tutti, non ha mai governato nulla. Lo potrebbero mettere lì se l’obiettivo è farne un piccolo partito antagonista, che non tornerà più al governo.

Con il M5S il Pd è stato troppo generoso?
Siamo molto delusi da Conte. È chiaro che speravamo che il Movimento avesse un’evoluzione che non c’è stata. Al contrario, lo ha portato fuori da una prospettiva politica progressista. È stato un grande errore. Non potevamo immaginarcelo.

E adesso, scenderà in campo il mondo civico, dei sindaci?
I sindaci hanno il rapporto con il territorio. E hanno i voti. In una campagna elettorale così, senza i tempi necessari per fare comunicazione, sono una risorsa preziosa.

Va recuperata prossimità con i cittadini. Quella che hanno perso i partiti nazionali.
Sì, i sindaci sono il contatto diretto, l’interfaccia tra cittadini e istituzioni. Avremmo bisogno di una legge diversa, che consenta loro di candidarsi liberamente anche al Parlamento. Perché adesso non possono: devono dimettersi, se vogliono candidarsi, entro 7 giorni dallo scioglimento delle Camere. E nei loro Comuni arriva il Commissario prefettizio, ne interrompe tutta l’attività. Nessuno che ami il proprio territorio può accettare.

Per questo lei, Nardella e Sala avete detto di no alle politiche.
Abbiamo detto che daremo una mano alla campagna elettorale, senza candidarci. Ci sarà in campo una lista civica nazionale con Luigi Di Maio e tanti esponenti civici.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.