Gli “occhi di tigre” di Enrico Letta contro il “vittimismo” di Giorgia Meloni e del centrodestra, che trovano sempre un “capro espiatorio”, e contro Giuseppe Conte accusato di aver fermato “l’evoluzione dei 5 Stelle” verso i quali il segretario Dem, precisa, “non farò un campagna astiosa o arrabbiata contro il M5s, con loro abbiamo fatto un percorso e lo rivendico”.

Nel corso del suo intervento a Mezzo’ora in più, condotto da Lucia Annunziata su Rai 3, Letta spiega che “in questo momento ho gli occhi di tigre, nel senso che non ho nessuna intenzione di perdere questa campagna elettorale, farò di tutto per vincerla” e “non voglio candidati che pensano ‘vediamo come va’ o vogliano il seggio sicuro. Voglio solo candidati con gli occhi di tigre”. Un messaggio chiaro, già ribadito nell’intervista pubblicata nell’edizione odierna da Repubblica: “Come disse Berlinguer, faremo campagna casa per casa. In campo 100mila volontari, anche in agosto”.

Nessun pentimento sull’alleanza di governo con i 5 Stelle: “Io non farò un campagna astiosa o arrabbiata contro il M5s, con loro abbiamo fatto un percorso e lo rivendico. Non mi sono pentito, perché i 5 stelle di inizio legislatura hanno combinato quello che hanno combinato, poi c’è stata una evoluzione che ha consentito di fare il governo che ha gestito la pandemia e il governo Draghi. Conte poi ha abbandonato quella evoluzione“. Ma la separazione attuale resta “irreversibile” in vista delle prossime elezioni in programma il 25 settembre perché “noi siamo molto più progressisti dei 5 stelle, su molti temi di cui posso fare l’elenco. L’altra volta, questa volta sarà molto diverso”.

Poi il messaggio ai rivali del centrodestra, con gli italiani chiamati a scegliere “o noi o Meloni”. Contro la leader di Fratelli d’Italia “non c’è nulla di scorretto o di personale” mentre “l’atteggiamento delle destre e di Meloni è il vittimismo tipico di un modo di fare che non apprezzo e che sarà la cosa principale a cui stare attenti: ogni cosa è colpa della Germania, dei sindacati, degli imprenditori, di Draghi, del Pd. È il malaussenismo portato alle estreme conseguenze: ogni volta c’è sempre un capro espiatorio”. Sulla maggioranza con la Lega durata poco più di un anno: “Era unica e irripetibile, perché con Salvini mai più. Ma andava fatto per il bene del paese, con l’occasione eccezionale di avere Mario Draghi come presidente del Consiglio”.

Poi l’apertura alle altre forze politiche, da Renzi a Calenda passando per Di Maio e Speranza: “Sono pronto a parlare anche con altri, con chiunque sarà disponibile”, ma “vorrei che ci parlassimo con spirito costruttivo e dicendo no alla logica dei veti”, secondo la quale “se vengo io non viene lui”.

 

Redazione