Il suo nome è legato a una delle pagine più drammatiche e controverse della Storia italiana, quella dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Giorgio Pietrostefani, l’ex leader di Lotta Continua fu condannato per l’uccisione del commissario Calabresi sulla base delle accuse di un unico pentito, Leonardo Marino, che partecipò all’omicidio.

Pietrostefani è stato il fondatore con Adriano Sofri di Lotta Continua. Figlio di Stanislao Pietrostefani, prefetto di Arezzo, negli anni ’60 aderì al movimento studentesco e poi fondò con Adriano Sofri il gruppo di sinistra extraparlamentare Lotta Continua, di cui fu responsabile in capo del servizio d’ordine. Laureato in architettura, dopo la fine del periodo degli anni di piombo, abbandonò l’ideologia marxista, rinnegò come “fanatiche” molte delle idee precedentemente professate, e divenne dirigente d’azienda alle Officine Meccaniche Reggiane fino al 1988, quando fu arrestato la prima volta.

È stato condannato a 22 anni di carcere come mandante dell’omicidio Calabresi, del quale si è sempre dichiarato innocente e sulla base di una campagna di stampa. Ha scontato solo due anni di pena per poi fuggire in Francia, protetto dalla dottrina Mitterrand. Pietrostefani è il più celebre del gruppo di esuli ed è stato nuovamente arrestato in Francia il 28 aprile insieme ad altri sei ex terroristi rossi, accusati in Italia di atti di terrorismo commessi negli anni ’70 e ’80, su richiesta dell’Italia.

Insieme a Pietrostefani sono stati arrestati Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse, Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale. Originario de L’Aquila, Pietrostefani ha poco meno di 80 anni, un fegato trapiantato, è accusato di un delitto di 48 anni fa.

L’omicidio di Luigi Calabresi

Luigi Calabresi fu ucciso il 17 maggio 1972 a Milano. Era accusato dall’opinione pubblica di sinistra di essere il responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato dalla finestra della Questura in una misteriosa circostanza. Secondo al sentenza definitiva, Ovidio Bompressi e Leonardo Marino, entrambi militanti di Lotta Continua uccisero il commissario durante un agguato, il primo materialmente sparò il colpo mortale, il secondo guidava l’auto per la fuga. Secondo gli investigatori i mandanti dell’omicidio furono Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani. La condanna si basò sulle dichiarazioni di Marino, l’unico ad aver ammesso responsabilità nell’omicidio che si pentì e raccontò la sua versione dei fatti.

Marino fu inizialmente condannato a 11 anni di carcere per poi veder ridotta la sua pena dopo essersi pentito, fino a che questa non cadde in prescrizione perché le more dei ricorsi del processo fecero scattare la prescrizione. Pietrostefani ai tempi della condanna già risiedeva in Francia. Tornò in Italia il 1997 per prendere parte al processo e lì fu arrestato.

Scarcerato nel 1999 per la revisione del processo e condannato ancora nel 2000, per sottrarsi all’esecuzione della condanna definitiva si rifugiò in Francia dove fino ad ora gli era stata accordata la protezione giuridica della dottrina Mitterrand.

Il 28 aprile 2021 un nuovo arresto. “Le dieci richieste trasmesse alla Corte d’appello di Parigi rientrano strettamente nel quadro della dottrina Mitterrand, poiché riguardano crimini di sangue”, ha precisato l’Eliseo dando un’interpretazione diversa da quella che spesso danno gli avvocati dei rifugiati. I dieci italiani ricercati, sono accusati di terrorismo tra gli anni ’70 e gli anni ’80. Pietrostefani deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni. La decisione arriva per Pietrostefani all’età di 78 anni e le sue condizioni mediche non sono buone.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.