Solo pochi giorni fa il quotidiano francese Le Monde ha incoronato il governatore del Veneto Luca Zaia come ‘campione della Lega’, battendo di fatto il capo del partito Matteo Salvini. Un’intera pagina dedicata al ritratto del Presidente sembra aver trovato conferma nei risultati delle elezioni regionali, che hanno visto Zaia, 52 anni, rieletto per la terza volta alla guida della regione con una percentuale del 74,50 %. Il Doge, infatti, è al governo ininterrottamente dal 2010. Leghista della prima ora e anima della Liga Veneta, Zaia è il protagonista per eccellenza della battaglia per l’Autonomia e la sua gestione della pandemia da coronavirus in Veneto ha contribuito in maniera determinante al risultato finale.

CHI E’ – Originario di Bibano di Godega di Sant’Urbano, Luca Zaia proviene da una famiglia venetissima. Dal 1998 all’aprile 2005 è stato presidente della provincia di Treviso, nonché vicepresidente della giunta regionale del Veneto tra il 2005 e il 2008, con deleghe al turismo, all’agricoltura, allo sviluppo montano e all’identità veneta. Tra l’8 maggio 2008 e il 16 aprile 2010 ha ricoperto l’incarico di ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nel governo Berlusconi. In questi due anni, Zaia ha documentato la sua attività con alcuni volumi tecnici editi dal Ministero.

Sposato dal 1999 con Raffaella Monti, non è mai stato iscritto a nessun partito fino a quando non ha conosciuto la Lega di Umberto Bossi, il cui colpo di fulmine lo ha spinto ad aderire in età giovanissima. Nel 1998, con una campagna elettorale in cui la Lega Nord/Liga Veneta si presenta da sola, viene eletto Presidente della Provincia di Treviso diventando il governatore più giovane d’Italia per ben sette anni. Ma il tetto massimo della popolarità e dei consensi lo raggiunge nel 2010, quando viene eletto Presidente della Regione Veneto con il suo primo mandato, per poi essere riconfermato nel 2015. Le elezioni del 2020, però, sono la prova decisiva nella sua incisività di leader regionale con una vittoria schiacciante per il terzo mandato consecutivo.

ELEZIONI 2020 – La Lega, dunque, rimane un caposaldo in una regione come quella veneta, dove l’avversario del centrosinistra Arturo Lorenzoni ha ottenuto poco meno del 17 %. Ma questa volta Zaia si è presentato alle elezioni in una lista differente da quella del Capitano. La Lega, infatti, nel raggruppamento di centrodestra con Forza Italia e Fratelli d’Italia, ha presentato tre liste: Lega Salvini che fa riferimento a Matteo Salvini, Zaia Presidente è quella personale del candidato, mentre Lista Autonomia Veneta raccoglie una serie di amministratori locali. Come i risultati hanno dimostrato, la lista del governatore ha ampiamente stracciato anche quella della Lega Salvini con oltre 25 punti di scarto.

Le voci che vedevano i due leghisti ai ferri corti sembrerebbero trovare riscontro nel ritratto che il quotidiano francese ha dedicato a Luca Zaia: “Forte di una eccellente gestione della crisi sanitaria mette nell’ombra il capo del suo partito, Matteo Salvini, di cui non condivide la linea estremista e antieuropea”, si legge nella descrizione del governatore. Infatti, soprattutto nella gestione della pandemia da coronavirus, dove il Veneto era in testa per numero di contagiati, il Doge ha guadagnato la fiducia dei suoi concittadini portando avanti i valori e gli ideali che hanno sempre contraddistinto il partito leghista, fino alla terza vittoria consecutiva. A smentire però la maretta tra Salvini e Zaia ci ha pensato il vicesegretario della Lega Lorenzo Fontana, il quale nel corso di una diretta durante le proiezioni delle elezioni ha affermato che “non ci sono problemi sotto questo punto di vista”. Anche se solo pochi giorni prima delle elezioni fu proprio Matteo Salvini ad incaricare Fontana di spedire una lettera agli oltre 400 segretari di sezione per raccomandare loro di far appoggiare la lista Lega Salvini e non quella di Zaia.

“Nessuna scalata al partito, Salvini stia tranquillo”, aveva dichiarato dal canto suo Luca Zaia ai microfoni de la Stampa qualche mese fa. Eppure il timore che il successo crescente di  Zaia potrebbe non relegarsi ai soli confini del Veneto ma estendersi fino alla poltrone di segretario nazionale del partito, potrebbe così aver spinto la stessa Lega a dividersi e a confutare “l’avversario”.

L’Autonomia, principio cardine della filosofia leghista, potrebbe infatti essere uno dei motivi dell’ascesa di Zaia creando così all’interno del partito un secondo polo, una Lega non solo sovranista che guarda a tutta l’Italia, ma radicata nei territori del Nord. Ma ora che Luca Zaia ha stravinto, cosa accadrà nella Lega? Probabilmente nulla nell’immediato, vista la capacità di entrambi i leader di mantenere una certa stabilità all’interno del partito. Ma forse, queste regionali, potrebbero portare a qualche riflessione in più a lungo termine.