Mario Merola stava girando Il Mammasantissima. Una donna, anziana, praticamente in fin di vita, si fece accompagnare sotto al braccio dalla figlia, fino in prima fila, per assistere dal vivo alle riprese del film. Era il novembre del 1978, l’attore e cantante doveva ancora dare la faccia all’emblematico Zappatore, ma era già una star. Perché questo era Merola: l’uomo che ha contribuito a portare la canzone napoletana nel mondo, a dare lustro al genere della sceneggiata sia al teatro che al cinema, un emblema e un protagonista della città. È morto 15 anni fa: l’anniversario ricade proprio il 12 novembre. Era il 2006.

Merola era nato il 6 aprile 1934 a Strettola Sant’Anna alle Paludi nel quartiere Mercato, nel cuore del centro storico di Napoli. Figlio del ciabattino Giuseppe, nativo di Maddaloni, e della madre Maddalena Esposito, di Casalnuovo di Napoli. Personalità di svariati talenti, oltre alla voce e alla recitazione, visto che solo un infortunio grave alla caviglia gli precluse l’ambizione di una carriera da calciatore: giocò da terzino nell’Unione Sportiva Granili, nel Pro Carmelo, nelle giovanili del Napoli perfino, quindi nella squadra dei portuali del Portugal. E fu proprio da scaricatore di porto, con il collega Salvatore De Lillo, che si appassionò al canto.

La prima esibizione: alla festa della Madonna alla chiesa di Sant’Anna alle Paludi, con Mario Trevi in ritardo, i colleghi lo incitarono a esibirsi. Un successo. Il primo disco nel 1962. Con i primi guadagni lasciò il lavoro al porto e si dedicò completamente alla musica, all’arte. Sposò dopo 13 anni di fidanzamento Rosa Serrapiglia (oggi 85 anni) il 6 aprile del 1964. La coppia ha avuto tre figli: Roberto, Loredana e Francesco. I maschi lo hanno seguito nella musica: il primo organizzatore di eventi e il secondo cantante anche lui.

Era molto devoto di Padre Pio, Merola, e incontrò anche il frate di Pietrelcina durante una tournée in Puglia. Quando fu costretto al coma farmacologico dopo un malore a Milano, nel 1997, raccontò di aver avuto la visione del santo “in mezzo ad un giardino pieno di verde un monaco mi sorride. Quando mi avvicino mi dice: ‘Non ti preoccupare, sto qua io’. Io lo guardo meglio: Padre Pio, Padre Pio, allora te si arrecurdate ‘o veramente di quando ti venni a trovare!”. Questo e altri aneddoti sono stati raccolti nella biografia ufficiale Napoli solo andata … Il mio lungo viaggio scritto con Geo Nocchetti e pubblicato nel 2005.

Ad esempio, altri: nel 1977 con altri artisti italiani come Pavarotti fu ricevuto alla Casa Bianca dall’allora Presidente degli Stati Uniti Gerald Ford e dal segretario di Stato Henry Kissinger; ogni anno assisteva al Festival di Sanremo, del quale era un grande appassionato, e al quale partecipò una sola volta nel 1994 con la cosiddetta “Squadra Italia”, 11 artisti come una squadra di calcio in previsione dei Mondiali del 1994; proprio a Sanremo, nel 2000, il siparietto che passò alla storia con il cantante degli U2 Bono Vox che scese tra il pubblico e si inchinò a Merola che applaudiva; il cantante è anche apparso in un cameo per la soap opera di RaiTre ambientata a Napoli Un Posto al Sole nei panni di un camorrista-strozzino.

Merola è diventato il “Re della Sceneggiata” soprattutto per film come Il mammasantissima, Zappatore, Carcerato, Lacrime napulitane e Tradimento. Con lui suonava il piano nei primi anni Novanta Gigi D’Alessio. “Per lui ero come un figlio ribelle – ha raccontato Nino D’Angelo nella sua recente biografia Il Poeta che non sa parlare – In fondo gli volevo molto bene e anche a me dava molto fastidio il fatto che, quando stavamo litigati, per farmi indispettire si coccolava Gigi D’Alessio, e quando stava litigato con Gigi al contrario si coccolava me”. A Domenica In, interrogato da Pippo Baudo, Merola ipotizzò proprio D’Angelo come suo più papabile erede.

Due vizi ha sempre ammesso il “Re della Sceneggiata”: le donne e il gioco d’azzardo. I guai grossi però arrivarono sotto un’altra ombra, quella della Camorra. Fu raggiunto da un avviso di garanzia nel 1983 per associazione a delinquere a scopo camorristico e nel 1989 da un altro avviso (a seguito delle dichiarazioni di un pentito) per il cosiddetto Maxiprocesso Quater con l’amico attore Franco Franchi. “Sono innocente, ho la coscienza a posto – si difese – Sono fetenzie, cose brutte che fanno male a Napoli, non possono rovinare così la mia famiglia e la mia carriera per cose che non esistono, io con la Camorra non c’entro niente”. Merola fu assolto completamente in entrambe i casi. La seconda volta fu indagato e prosciolto dal giudice Giovanni Falcone.

Dopo aver mangiato delle cozze crude a Castellammare di Stabia venne ricoverato in rianimazione all’Ospedale San Leonardo. Domenica 12 novembre, cinque giorni dopo il ricoverò, morì intorno alle 21:00 per arresto cardiocircolatorio nello stesso ospedale. Circa 40mila persone e le autorità politiche e cittadine parteciparono ai funerali presso la Basilica di Santa Maria del Carmine Maggiore. È sepolto al Cimitero Monumentale di Napoli. A omaggiarlo una strada nel quartiere Porto e una lapide nel quartiere Sant’Anna alle Paludi, il suo quartiere, con una scultura in bronzo con la frase “v’aggio voluto bene … penzateme”.

E infatti, a riprova del grande affetto della gente verso l’artista: quella donna, in condizioni gravissime, come raccontato dal produttore e sceneggiatore Ciro Ippolito, che volle assistere alle riprese de Il Mammasantissima, aveva espresso il suo ultimo desiderio, mentre un male incurabile la stava divorando: vedere l’artista che le “faceva compagnia”, “alleviando i suoi dolori” con le sue canzoni e i suoi film. Quando tornò a casa, in quella giornata di novembre 1978, morì. E Merola, con il resto della troupe, partecipò, in lacrime, ai suoi funerali.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.