Nicola Zingaretti si è esibito in un colpo di scena che nessuno aveva anticipato. Lo ha annunciato sui social: dimissioni da segretario del Partito Democratico. E si sono stupiti tutti. Quelli più vicini, gli oppositori interni, il ministro della Cultura Dario Franceschini non ha condiviso, pare che il Presidente del Consiglio Mario Draghi sia venuto a saperlo dalle agenzie.

Si apre una nuova fase di crisi dunque per la sinistra. La segreteria del Pd demolisce l’ottavo segretario in 14 anni. Zingaretti si è ritirato per i troppi attacchi, la corsa alle poltrone, ha parlato anche di “stillicidio”. E si torna sempre lì: alle correnti. Repubblica ne ha contate, in una grottesca mappa, almeno otto. Si va dai Zingarettiani, per l’appunto, ad Areadem a Fianco a Fianco a Base Riformista, fino a Sinistra a Sinistra Radicale agli Amministratori e ai Giovani Turchi.

A buttare benzina sul fuoco sono stati soprattutto Base Riformista, la corrente del ministro della Difesa Lorenzo Guerini e dell’ex ministro allo Sport Luca Lotti, considerati renziani – e quindi vicini all’ex segretario fuoriuscito e fondatore e leader d’Italia Viva – e i Giovani Turchi dell’ex segretario e presidente Matteo Orfini.

La frattura è profonda e il gesto di Zingaretti è un “atto d’amore” ma anche un gesto liberatorio, molto probabilmente, dopo mesi di attriti. Mai tollerato, da parte degli oppositori, l’appiattimento sul Movimento 5 Stelle e in particolare sul fantomatico federatore del campo progressista Giuseppe Conte. Il Presidente del Lazio lascia un Nazareno in questa fase letteralmente a pezzi. Chi potrebbe essere il suo successore?

Tutte le strade portano sulla via Emilia. Ovvero al Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, tra l’altro Presidente anche della Conferenza Stato Regioni. Secondo molti retroscena la manovra che lo porterebbe alla segreteria potrebbe riportare anche Renzi nei dem. “Quando mi chiedono che devono rientrare Renzi e Bersani, io dico: che rientrino pure – aveva detto qualche mese fa – Ma noi dobbiamo riportare quelli che sono usciti e non ci votano più, non Renzi e Bersani in quanto tale. Perché il Pd non può rimanere al 20%”. Ed è stato proprio un sondaggio Swg, dopo la notizia di Conte come capo-cantiere alla ricostruzione del Movimento, ad affossare Zinga: M5s oltre il 20% e Pd al 14%. Una mazzata.

Bonaccini comunque non ha mai confermato la sua scalata al vertice del Partito. Anzi, il governatore ha scritto su Facebook che “Ogni scelta va rispettata, ma credo che dimettersi sia una scelta sbagliata. La stima rimarrà sia se deciderà di rimanere segretario, come spero, sia se confermerà le sue dimissioni”. Altri nomi? Pochini, in verità, al momento. Innanzitutto la reggenza dovrebbe essere affidata alla presidente del Partito Valentina Cuppi. A lei potrebbe succedere l’ex ministra alla Difesa, ex Democratica di Sinistra, nell’area di Franceschini, Roberta Pinotti. E l’ipotesi di una donna a capo del Partito stuzzica osservatori ed elettori: alla nomina e al giuramento del governo Draghi un’altra guerra civile è esplosa per la mancanza di ministre donne nella delegazione dem. Una pista potrebbe essere quella della vicesegretaria Anna Ascani, sottosegretaria al ministero dello Sviluppo Economico. Come in ogni finestra di mercato valida per la Serie A e per il Fantacalcio, ci sono infatti anche proposte più o meno fantascientifice: l’elettorato di sinistra molto giovane e più a sinistra sogna Elly Schlein, al momento vice-presidente dell’Emilia Romagna, già europarlamentare, che però dal Pd è uscita dal maggio 2015, e poi è uscita anche da Possibile di Pippo Civati. Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, nominato recentemente coordinatore dei sindaci dem, è un altro dei nomi che circolano.

Tutte le strade, tuttavia, per il momento portano a Bonaccini. Non c’è in verità molto altro. La palla passa all’Assemblea del Partito Democratico, una specie di Parlamento dei dem, che si riunirà il 13 e il 14 marzo con i suoi mille componenti. Lo Statuto detta che in caso di dimissioni l’assemblea può eleggere un nuovo segretario o sciogliersi. Il nuovo segretario dovrà essere votato dai due terzi dell’Assemblea.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.