La “Task force per la Ripartenza” guidata da Vittorio Colao doveva riunirsi ieri in seduta plenaria, ma all’ultimo l’appuntamento è saltato. Rinviato, pare, ad oggi. I 17 esperti starebbero lavorando tanto alacremente che non riescono a trovare il momento per la sintesi. L’agenda dettata dall’ex Ad di Vodafone sarebbe tanto stringente da costringere i commissari a correre; ieri si sarebbero riuniti in sottogruppi per un confronto interno. Scrivendo della Task force, il condizionale è d’obbligo: se ne sa molto poco. La trasparenza non è tra le priorità. E tutta l’operatività della struttura rimane avvolta nella nebbia della rigorosa non-disclosure firmata dagli interessati. E’ tutto coperto da un patto di riservatezza.

Parla l’unico medico presente in squadra: «Sento su di me una grande responsabilità nel segnalare e nel rendere, per quanto potrò, possibile l’azione di ripresa economica coerente con un’azione di ripresa del Sistema sanitario pubblico, con un suo rafforzamento come baluardo non solo in tempi di emergenza ma anche in tempi di normalità da recuperare», dichiara Fabrizio Starace, psichiatra e componente del Consiglio superiore di sanità, che parla come un Ministro-ombra della salute.

«Non posso rispondere sul lavoro della task force, posso dire che la guida di Colao ha dato a tutti noi un “timing” e un livello di impegno incredibili – dice Starace -. Ciascuno di noi avverte la piena responsabilità che gli è stata affidata e la gestione dell’intero comitato sta utilizzando al meglio le diverse competenze. Da venerdì sera (quando è stata formata la task force, ndr) si lavora anche di notte». Senza evocare il favore delle tenebre, rimane poco chiaro l’ambito di azione dell’organismo. Non sono noti i caveat, né sono esplicite le interazioni con il legislatore.

L’esecutivo ha dato il via libera al comitato senza aver coinvolto le opposizioni, e a quanto pare cogliendo piuttosto di sorpresa anche i partiti di maggioranza: il nome di Colao non viene da sinistra o da destra, ma dall’alto. La sua candidatura era circolata con insistenza ad inizio settembre scorso, tirata in ballo per il posto da Commissario europeo poi ricoperto da Paolo Gentiloni. Certamente tutta la pletora dei commissari, degli esperti, delle personalità chiamate nei diversi incarichi di task force (ne abbiamo contati circa trecento, escludendo gli omologhi regionali) avrà la funzione di fornire soluzioni per supplire a chi, con tutta evidenza, non ne avrebbe sapute trovare.

Sostituendosi alla politica, e nel caso della Task force di Colao al Consiglio dei ministri. Tanto che in molti iniziano a vedere nel manager il succedaneo ideale del premier Conte. Non ne fa mistero uno dei volti più noti di Italia Viva, Roberto Giachetti: «Se mi piacerebbe Colao al posto di Conte? Sì. Penso che nel momento in cui dovremmo ripartire sul serio avremo bisogno non solo di un premier ma anche di una squadra di governo all’altezza. Poi vedremo quello che succede».

Una interrogazione e una interpellanza urgente è stata presentata da Fratelli d’Italia a firma di Marco Silvestroni. «Colao è stato scelto apposta per portare avanti il “piano” che hanno in mente e infatti propone lo scudo difensivo, ovvero, quando si saprà la verità sui ritardi, i colpevoli non potranno essere processati. Ho depositato una interrogazione e una interpellanza per conoscere legittimità e i compiti del comitato di esperti guidato da Colao», conferma.

E non mancano le proteste del mondo produttivo. Azienda Italia, che associa migliaia di professionisti e di imprenditori, vuol vederci chiaro: «Colao si trova ad affrontare l’emergenza socioeconomica legata alle riaperture senza nessun rappresentante del mondo del lavoro (sindacati, imprese, associazioni di categoria). Capiamo perciò che si tratta, peggio di sempre, di un esercizio di stile fine a se stesso che, nella migliore delle ipotesi non produrrà altro risultato che aumentare la spesa pubblica».

Mentre Colao prende tempo per annunciare quale sarà il calendario delle riaperture, la Regione Lombardia preme per allentare le misure contenitive. Una strategia dettata al governatore Fontana da Matteo Salvini, che avrebbe deciso di non rispondere più agli attacchi di Conte, concentrandosi invece proprio su Colao, preso di mira in aula dal pasdaran leghista Claudio Borghi.