La scena è nota. Il tavolo del centrodestra riunito a pranzo, con Ignazio La Russa nel ruolo di regista e una formula pensata per chiudere la partita: magari con tutti per Maurizio Lupi. Ma l’intesa è rimasta sfumata, mascherata dietro un avvio di confronto. La Lega si è sfilata, Carlo Cottarelli — che a quel tavolo non era stato invitato — ha lasciato la corsa, e diversi partecipanti hanno fatto sapere di non considerare vincolante nessuna formula. Sul fronte opposto il Partito democratico, in una nota unitaria della coalizione, ha stabilito che ogni scelta sarà valutata soltanto dopo l’estate.

Il rinvio viene facilmente attribuito alla stagione e all’affollamento delle candidature. Ma le date dicono anche altro.
La XIX legislatura è cominciata il 13 ottobre 2022 e ha scadenza naturale nell’autunno del 2027; le comunali milanesi si tengono in primavera. Fra i due appuntamenti corrono pochi mesi, e da settimane circola l’ipotesi di un election day che accorpi amministrative e politiche, mai smentita né confermata dalle segreterie. Nel frattempo l’accelerazione sulla nuova legge elettorale ha riaperto il dossier sul quando votare.

Sul calendario pesa anche una soglia previdenziale: per maturare il trattamento pensionistico i parlamentari devono restare in carica quattro anni, sei mesi e un giorno, e la data utile cade il 14 aprile 2027. Riguarda 265 eletti.
Finché a Roma non si stabilisce la data, a Milano è pericoloso stabilire il nome. Il calcolo è lo stesso nelle due coalizioni. Se le politiche arrivano cinque mesi dopo le comunali, il risultato di Palazzo Marino diventa il primo dato reale della campagna nazionale. Se invece si vota lo stesso giorno, la scelta del sindaco finisce dentro la trattativa su collegi e liste, e la decisione si sposta dai coordinamenti lombardi alle segreterie nazionali. In entrambi i casi, esporre adesso un nome di peso significa consegnarlo per un anno al fuoco degli alleati.

È un rovesciamento rispetto al passato recente. Per un trentennio le grandi città hanno funzionato da laboratorio: le alleanze si sperimentavano a Milano, a Torino, a Napoli, e il modello riuscito veniva poi replicato a livello nazionale. Oggi il voto amministrativo non anticipa più gli equilibri nazionali, li segue. Intanto la città entra nell’ultimo anno di mandato di Beppe Sala con i dossier aperti. Il Piano del verde, in consultazione fino al 31 agosto, approderà in Consiglio a gennaio 2027, a poche settimane dal voto. Restano da chiudere la revisione degli strumenti urbanistici, la variazione di bilancio sul personale, la questione dell’edilizia. Più temi molto connotanti che la cronaca non smette di proporre, primo fra tutti la sicurezza. Roba che richiede una linea politica. Anche quella, che arriva fino a Roma.