Per Donald Trump, si è trattato di due incontri per i due dossier più complicati della politica internazionale. Da una parte il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dall’altra il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Due dossier diversi, due guerre con protagonisti ed episodi che a volte si tendono anche a sovrapporre (come confermato dall’ultimo attacco ucraino a un cargo iraniano nel Mar Caspio), ma soprattutto due leader che sono entrati dall’ingresso laterale della Casa Bianca in posizioni molto diverse da quelle che avevano all’inizio del mandato di Trump. The Donald ha sempre affermato la propria amicizia con Netanyahu e il suo impegno per la difesa dello Stato di Israele. Al contrario, Zelensky era stato continuamente oggetto di critiche fino a diventare vittima di una vera e propria “imboscata” a favore di telecamere nello Studio Ovale durante il loro primo vertice, con tanto di contatti ripresi invece tra Trump e Vladimir Putin. Ma ora le cose sono cambiate.

Zelensky blinda il supporto USA

I due leader, sbarcati a Washington per incontrare The Donald ma anche per partecipare ai funerali del loro “trait d’union”, cioè il senatore Lindsey Graham, vivono emozioni contrapposte. Come ha scritto il Wall Street Journal, il tycoon si sarebbe riavvicinato a Zelensky dopo avere visto Kyiv portare la guerra dentro il territorio russo. Anche ieri, circa 400 droni ucraini hanno raggiunto la regione di Mosca. E proprio questa capacità sia militare che tecnologica avrebbe avuto un ruolo decisivo nella mente di Trump, che, a detta del funzionario sentito dal Wsj, “apprezza i vincenti”. Questo non implica che The Donald abbia rinunciato al raggiungimento di una pace tra Russia e Ucraina in via negoziale. Ma Zelensky, che ha incontrato Trump per circa un’ora, ha deciso di sfruttare questo momento di “idillio” per blindare il supporto Usa e chiedere ancora una volta aiuto nella difesa aerea. Mentre ieri i senatori hanno iniziato anche l’iter per un nuovo disegno di legge sulle sanzioni alla Russia.

Trump freddo con Netanyahu

Se la sensazione che si respira sul fronte ucraino è di un cauto ottimismo, differente è invece quella tra i più alti funzionari israeliani. Trump non ha certo rinunciato alla sua volontà di tutelare la sicurezza dello Stato ebraico, ma all’interno del governo di Netanyahu sono in molti, compreso lo stesso primo ministro, a domandarsi cosa abbia in mente The Donald sull’Iran. Mentre sul tavolo ci sono stati anche Libano e Accordi di Abramo. Ieri, prima di vedere Bibi, il presidente americano aveva detto di “non avere bisogno” di Israele, in riferimento alle informazioni di intelligence sul sito nucleare di Pickaxe Mountain, che Trump ha detto che distruggerà se non ci sarà un accordo. Secondo il Capo della Casa Bianca, Netanyahu ne avrebbe parlato solo perché “vuole che io rimanga coinvolto”. La freddezza resta, anche se l’ufficio del primo ministro, prima del vertice, aveva affermato che i due leader avrebbero discusso “di come sfruttare la nostra grande alleanza per vincere la guerra e costruire una pace duratura“, mentre è stata poi pubblicata una foto di Trump e Netanyahu sorridenti, all’interno dello Studio Ovale, con il modellino del nuovo Air Force One made in Qatar davanti a loro.

Gli strateghi israeliani, del resto, sono consapevoli che la guerra non ha raggiunto gli obiettivi prefissati. Il ministro della Difesa Israel Katz, in un’intervista a Channel 14, ha anche detto che Israele vorrebbe colpire i siti energetici iraniani ma è frenato dal “no” di Washington. Secondo Katz, l’Iran starebbe anche tentando di assassinare Netanyahu. Ma mentre in Iran circola il video-shock su dove uccidere la First Lady Melania Trump, il presidente Usa è apparso ancora convinto della necessità di un accordo. Sul programma nucleare, ma soprattutto su Hormuz.