How is my guy doing?”, dove il “guy” in questione, l’uomo al centro delle attenzioni, è Giuseppe Conte. Così l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è rivolto all’inviato di Repubblica Paolo Mastrolilli, impegnato nel seguire negli States una raccolta di fondi elettorali per il candidato repubblicano a governatore di New York Lee Zeldin.

Nella casa della famiglia Chera a Deal, sulla costa atlantica del New Jersey, il grande ospite è proprio l’ex numero uno della Casa Bianca, che viene sollecitato a commentare la campagna elettorale italiana. Qui la sorpresa dunque, con ‘The Donald’ che mostra intatta la sua simpatia per Conte. “Ho lavorato bene con lui, spero che faccia bene”, racconta Trump, che invece snobba quello che dovrebbe essere il suo alleato più naturale, il leader della Lega Matteo Salvini. “Non lo so, non lo so. Però Conte è davvero una gran brava persona”, si limita a dire Trump.

Impossibile in effetti dimenticare i rapporti tra Trump e Conte, a partire da quel tweet diventato oggetto di sfottò per l’ex premier, in cui Trump lo chiamo “Giuseppi”.

Eppure se un tempo per questo tipo di endorsement ci sarebbe stato da festeggiare, oggi per Conte le ‘attenzioni’ di Donald Trump nei suoi confronti possono trasformarsi in un fattore negativo e deleterio per la campagna elettorale, a venti giorni dal voto.

Conte che dopo la fine del governo Draghi, fatto cadere dagli stessi 5 Stelle col contributo fondamentale del centrodestra, ha provato ad imporsi come leader progressista nel tentativo di ‘rubare’ voti a sinistra del Partito Democratico, lanciandosi in battaglie a favore di Reddito di Cittadinanza, salario minimo ed ecologismo.

Per questo l’uscita di Trump rischia di compromettere la strategia. Il tycoon, che di certo non gode di buona stampa internazionale dopo la rovinosa sconfitta contro Joe Biden e i drammatici fatti di Capitol Hill, potrebbe essere ‘cavalcato’ dal Partito Democratico proprio per smontare la narrazione progressista di Conte.

Narrazione che, va detto, si smonta facilmente da sola ricordando allo stesso Conte i provvedimenti presi dal suo primo esecutivo assieme alla Lega di Matteo Salvini, in particolare i Decreti Sicurezza dell’allora ministro dell’Interno.

E proprio a proposito di questo spostamento a sinistra di Conte e dei 5 Stelle, La Stampa scrive oggi in un retroscena che vi è l’ipotesi di un arrivo a Roma per incontrare l’ex premier di Jean-Luc Mélenchon, attuale leader de La France Insoumise, il gruppo politico di sinistra giunto terzo alle presidenziali del 2022 sfiorando il 22 per cento dei voti. Una incoronazione a leader della sinistra per Conte, un obiettivo importante per la sua sfida al Partito Democratico.

Ma a spegnere l’entusiasmo è stata la notizia, confermata ufficialmente da Parigi, dell’arrivo a Roma previsto domani per Mèlenchon ma per incontrare in un’assemblea pubblica Luigi De Magistris, capo politico di Unione popolare, Marta Collot e Giuliano Granato, portavoce nazionali di Potere al Popolo e candidati di Unione Popolare.

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Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia