Il futuro di Giuseppe Conte? Per ora l’ex presidente del Consiglio pensa alla cattedra da professore all’Università di Firenze. Parola dell’avvocato pugliese, intercettato dal Fatto Quotidiano all’ingresso posteriore di Palazzo Chigi.

Reduce da un lungo messaggio di saluto agli italiani su Facebook, dove ha totalizzato un record di “like”, già allora Conte aveva sottolineato che sarebbe tornato ad essere “un semplice cittadino”, ma che il suo impegno politico sarebbe proseguito.

E l’ex premier non lo nasconde, ricordando quel “ci sono e ci sarò” detto al Movimento 5 Stelle nell’ormai celebre “discorso del tavolino” davanti Palazzo Chigi. Proprio ai grillini si rivolge ancora una volta Conte: “Ci sono tanti modi per partecipare alla vita politica, li vedremo insieme agli amici con cui abbiamo lavorato, ai compagni di viaggio”.

Il perimetro per Conte deve restare quello della vecchia coalizione del governo giallo-rosso, con l’esclusione ovvia di Italia Viva. “È un progetto che non ho declamato a casa – spiega l’ex presidente del Consiglio – ma che abbiamo iniziato a realizzare e ha già prodotto dei risultati, altri sono in corso di completamento, altri vanno elaborati e realizzati. Quella è una prospettiva a cui credo molto, da politico, da privato cittadino e da ex presidente del Consiglio: continuerò a dare il mio contributo nelle modalità che decideremo insieme”.

In realtà sul futuro immediato di Conte come professore all’Università di Firenze non mancano i dubbi. Al momento infatti, come sottolinea il Corriere Fiorentino, non c’è ancora una collocazione per il secondo semestre di corsi per l’ex premier in quanto la programmazione delle lezioni è già stata stabilita. Se non si riuscirà a trovare un “posto” a Conte, l’avvocato pugliese dovrà accontentarsi della sola ricerca. Questa mattina intanto il il rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei ha firmato il decreto con cui l’ex premier riprende formalmente servizio al Dipartimento di Scienze Giuridiche come professore ordinario di Diritto privato: si è infatti concluso il periodo di aspettativa obbligatoria scattato nel 2018, dopo il giurmento come presidente del Consiglio dei Ministri.