È sempre più un “tutti contro tutti” all’interno del Movimento 5 Stelle. I pentastellati sono alle prese con una crisi di nervi dopo la nascita del governo Draghi, al quale i parlamentari dovrebbero (condizionale d’obbligo) dara la fiducia dopo il voto sulla piattaforma Rousseau che ha visto prevalere il sì col 60% delle preferenze.

Ulteriori crepe sono state aperte dall’ultima uscita di Davide Casaleggio, che in un tentativo di mediare tra l’ala governista e quella ‘barricadera’ ha generato ulteriori tumulti interni. Il figlio del co-fondatore Gianroberto, presidente di Rousseau, ha infatti lanciato un appello all’astensione nei confronti di quei parlamentari, si parla di almeno dieci ribelli, intenzionati a non votare sì al governo dell’ex Bce. “Molti parlamentari mi segnalano che vorrebbero votare contro non essendo passibili di sanzioni disciplinari sulla base dei precedenti e delle regole attuali – ha scitto Casaleggio nella serata di ieri su Facebook – ma credo sia importante in questo momento lavorare per la massima serenità di tutti nel rispetto di regole e principi che ci siamo dati. Per questo motivo, auspico che chi sente il disagio nel sostenere questo Governo percorra la scelta della astensione”.

Le parole di Casaleggio da tentativo di mediazione sono diventate ulteriore benzina sul fuoco. In pochi minuti, come da retroscena dell’AdnKronos, è esplosa la rabbia dei governisti sulle chat parlamentari. “E’ un’ingerenza gravissima e senza precedenti”, spiegano i direttivi di Camera e Senato. Altri invece puntano più in alto: “E’ arrivato il momento di staccare la spina a Rousseau”.

Di tempo per ricucire lo strappo non ce n’è molto: la deadline è fissata a mercoledì, quando il presidente del Consiglio si recherà a Palazzo Madama per illustrare il programma dell’esecutivo e chiedere la fiducia. Quanto al numero dei dissidenti, le stime variano ma il numero maggiore è al Senato, dove potrebbero arrivare anche a quota venti sui 92 complessivi.

Un modo per ricompattare il Movimento potrebbe arrivare domani, martedì 16, quando si voterà su Rousseau sulla nuova governance del Movimento che prevede un direttorio di cinque persone: tra questi potrebbero trovare posto proprio esponenti della minoranza che fa riferimento all’ormai ex grillino Alessandro Di Battista, con l’ex ministro pugliese Barbara Lezzi in pole.