“Dovremmo poter comprare i ventilatori da terapia intensiva nei supermercati, le mascherine ad ogni angolo e invece stiamo faticando. India, Russia, Romania, Turchia: hanno bloccato le esportazioni. Vogliono essere pronti per i loro picchi. Siamo intervenuti con le ambasciate, ma temo che mascherine dall’estero non ne arriveranno più“. È l’allarme lanciato dal capo dipartimento della protezione civile Angelo Borrelli, intervistato da Repubblica.

“Deve partire la produzione nazionale, prima possibile – aggiunge quindi Borrelli -. L’Italia su certi beni così importanti, ora capiamo vitali, deve cambiare traiettoria, fare scorte, reinsediare filiere sul territorio. Altri Paesi hanno mantenuto questi presidi. Il mercato corre molto più veloce di noi. Penso alle casette per il terremoto, dovremmo tenerne nei magazzini in quantità abbondanti. Non è così”.

I ‘VERI’ NUMERI DEL CONTAGIO – Nella sua intervista Borrelli fa anche chiarezza sui numeri reali dei contagiati in Italia. “Il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”, spiega infatti il capo della Protezione civile. Il calcolo quindi è chiaro: con 60 milioni di italiani censiti al 2018, il rapporto 1/10 di cui parla Borrelli porta a oltre 600mila casi di contagio, ben superiore all’ultimo bollettino che parla di 50.418 casi.

LEGGI SPECIALI E BUROCRAZIA – Dal capo della Protezione civile arriva anche un avvertimento sui problemi burocratici nell’affrontare il contagio, con numeri che con questo trend arriveranno presto a raggiungere e superare quelli cinesi.  “Oggi, per questa emergenza, rispondiamo solo di fronte al dolo conclamato – spiega infatti Borrelli –  Nei momenti speciali servono leggi speciali e qualsiasi dirigente non deve aver paura a mettere una firma. La Protezione civile ha bisogno di rapidità: non siamo burocrati, ma, come si diceva nel 1915, volontari del Regno che devono godere della fiducia dei governanti e della nazione. Sulle mascherine siamo arrivati tardi”.

LA STOCCATA ALLA POLITICA – Borrelli quindi non risparmia una stoccata alla classe politica. “La Protezione civile dà grande visibilità, quasi sempre positiva, e la politica tende ad appropriarsi dei risultati – aggiunge -. Per guidarla bene ho imparato che non bisogna essere troppo ambiziosi. Dopo Bertolaso, e dopo Gabrielli, si è pensato di cancellare la Protezione. L’hanno depotenziata, oggi dovremmo tornare a rafforzarla”.