Sono aumentati del 42,4% i nuovi positivi tra il 30 settembre e il 6 ottobre. Lo aveva fatto sapere ieri la Fondazione Gimbe nel suo report. E oggi il virologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti, artefice del “modello Veneto” e quindi principale sostenitore dell’estensione delle campagne di tamponi, ha dichiarato in un’intervista a Rainews24 di non volersi trovare “a discutere di 15mila casi al giorno” tra un paio di settimane. E ieri il sindacato dei medici ospedalieri Anaao Carlo Palermo ha dichiarato che a questi ritmi il sistema ospedaliero potrà reggere per altri due mesi al massimo.

L’impennata dei contagi insomma preoccupa. L’Istituto Superiore di Sanità conferma la gravità della situazione attraverso le parole di Patrizio Pezzotti, epidemiologo dell’Iss che cura il rapporto mensile sulla mortalità causata dal contagio, in un’intervista a La Stampa. “Tra la comparsa dei sintomi e il decesso trascorrono mediamente due settimane, perciò le oltre 40 vittime che contiamo oggi sono quelle che si sono ammalate quando avevamo poco più di 1.600 contagi al giorno. Ora, con quasi seimila contagi in un giorno e con il nostro tasso di letalità, la curva dei decessi tra un paio di settimane è destinata a sfiorare le tre cifre”.

Il 5 ottobre i decessi causati dal coronavirus erano 5 in tutto il Paese. Nel bollettino di ieri –5.901 nuovi positivi su 112.544 tamponi – i deceduti registrati sono stati 41. Il totale dall’inizio dell’emergenza è di 36.246. Il quotidiano torinese aggiunge che l’aumento costante dei ricoveri ha portato a 5.076 posti occupati in medicina e 514 in terapia intensiva. La prima Regione per ricoverati con sintomi è il Lazio (694) seguita da Campania (694) e Lombardia (546). Lombardia e Campania quelle che ospitano più pazienti in terapia intesiva (62) mentre per attualmente positivi a guidare è sempre la Lombardia (14.256) seguita da Campania (11.778) e Lazio (10.637).