L’emergenza coronavirus in Italia al momento è gestibile. A patto però che i numeri non continuino ad aumentare, a intraprendere una crescita esponenziale, come è successo nelle scorse settimane. L’allarme dei medici italiani è chiaro: o si gestisce l’epidemia contenendo la diffusione del virus o il sistema non reggerà oltre due mesi. A dirlo all’Ansa è Carlo Palermo, il segretario del maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri italiani, l’Anaao-Assomed.

“Gli ospedali italiani potranno reggere almeno per 5 mesi ed al momento la situazione è gestibile – ha detto Palermo – ma se dovessimo assistere ad un aumento esponenziale dei casi come sta accadendo in altri Paesi come la Francia allora il sistema ospedaliero avrebbe una tenuta di non oltre 2 mesi”. Se si passasse dai circa 5mila casi di contagio giornalieri agli oltre 10mila come in Francia “si rischia il crollo della prima trincea ospedaliera anti-Covid, perché gli ospedali non sono pronti a far fronte ad un’epidemia esponenziale”.

LE CRITICITA’ – “Già ora – ha avvertito Palermo – si iniziano a registrare delle criticità, a partire dal personale sanitario carente e dalle strutture che non sempre garantiscono percorsi differenziati”. La differenza rispetto alla prima ondata è che l’epidemia si è estesa. Se a marzo e aprile a essere colpito era stato soprattutto il Nord Italia, oggi il virus è arrivato anche al Sud e al Centro. La Regione più colpita resta la Lombardia ma quelle che fanno registrare più ricoveri sono Lazio e Campania. Ieri, a far registrare il maggior aumento percentuale di casi, sono state l’Umbria (+4,45%), la Campania (+3,57%), la Sicilia (+3,21%), la Sardegna (+2,58%) e la Toscana (+2,57%). L’ultimo bollettino diffuso dal Ministero della Salute ha registrato 4.619 nuovi positivi su 85.442 tamponi, 39 morti e 891 guariti.

L’IMPENNATA – I contagi da SarsCov2 sono saliti del 42,4% nella settimana tra 30 settembre e 6 ottobre. A segnalarlo è la Fondazione Gimbe, che sottolinea anche l’aumento del 18,9% dei ricoverati con sintomi e del 17,7% in terapia intensiva. I decessi del 13,1% mentre in sette Regioni la percentuale dei casi ospedalizzati è superiore alla media nazionale del 6,6%. E queste Regioni sono Sicilia (11,5%), Liguria (10,4%), Lazio (9,9%), Puglia (8,9%), Piemonte (8,6%), Abruzzo (8,2%) e Basilicata (7,9%).

Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, ha sottolineato come le attività di testing non sono state proporzionate all’aumentata circolazione del virus. “Osservando il progressivo incremento dei nuovi casi – ha spiegato Cartabellotta – già da fine agosto la Fondazione Gimbe sollecitava le Regioni a potenziare le attività di testing & tracing, perché nella fase di lenta risalita della curva epidemica la battaglia con il virus si vince sul territorio”. Per Cartabellotta è ancora inadeguata la disponibilità di tamponi molecolari e rapidi “sia per la crescita esponenziale dei nuovi casi, sia perché sarà in parte assorbita dalla diagnosi differenziale tra infezione da SARS-COV2 e influenza stagionale”.

Redazione