“Abbassare la guardia e alimentare la percezione generale che il problema della corruzione non sia poi così rilevante, soprattutto in un periodo di emergenza come quello che stiamo vivendo, sarebbe un grave errore e un arretramento rispetto agli importanti passi avanti compiuti”. È il monito che arriva dal presidente facente funzioni dell’Anac Francesco Merloni, nella relazione annuale presentata dall’Autorità Nazionale Anticorruzione presso la Camera dei Deputati alla presenza del Presidente Roberto Fico.

Il fenomeno corruttivo, ha spiegato Merloni, “è piuttosto polverizzato e multiforme, e coinvolge quasi tutte le aree territoriali del Paese”. In particolare dalla relazione Anac emerge che il valore tangente è di frequente “molto basso e assume sempre di più forme diverse dalla classica dazione di denaro, come l’assunzione di amici e parenti – aggiunge Merloni -. Desta particolare allarme il fatto che la funzione pubblica sia venduta per molto poco, 2.000 o 3.000 euro, a volte anche per soli 50 o 100 euro. Tra le contropartite più singolari – ha evidenziato il presidente Merloni – (riscontrate nel 21% dei casi esaminati), figurano ristrutturazioni edilizie, riparazioni, trasporto mobili, pasti, pernottamenti e buoni benzina. Pensate che in un caso segnalato quest’anno, in cambio di un’informazione riservata è stato persino offerto un abbacchio”.

SISTEMA ITALIANO DI PREVENZIONE E’ UN MODELLO – Merloni non ha mancato di sottolineare come l’Anac abbia acquisito “autorevolezza a livello internazionale, facendo conoscere il sistema italiano della prevenzione, che in tanti considerano un modello, e divenendo nel tempo un interlocutore privilegiato, anche grazie al costante supporto del Ministero degli affari esteri”. In particolare l’Autorità, come soggetto promotore, lo scorso anno ha presieduto la Rete delle agenzie anticorruzione (NCPA), che conta oggi 27 aderenti, il 35% dei quali appartenenti a paesi membri dell’Unione europea. “Un passo importante nella direzione dello scambio di buone pratiche e per elaborare strategie condivise di contrasto alla corruzione. Il credito ottenuto oltre confine poggia anche sui frutti che inizia a produrre la legge anticorruzione del 2012, sebbene vi sia ancora tanto da fare, soprattutto sul piano della consapevolezza che la battaglia contro la corruzione è anche di tipo culturale”, ha spiegato Merloni.

CRISI OCCASIONE PER INVESTIMENTI PUBBLICI – Nel corso della relazione Merloni ha spiegato che in occasione della gravissima crisi economica prodotta dall’emergenza sanitaria si potrebbe realizzare “un massiccio investimento pubblico volto a innalzare, con nuovo personale ad elevata competenza e con un deciso rilancio dell’utilizzo delle tecnologie informatiche e della digitalizzazione, la qualità delle pubbliche amministrazioni, partendo dall’assunzione di tecnici assegnati con procedure rapide”.

BOCCIATO IL ‘MODELLO GENOVA’ – Dal presidente facente funzioni dell’Anac è arrivata anche una netta bocciatura del cosiddetto ‘Modello Genova’. “Per superare la crisi sembrano riaffacciarsi in questi giorni ipotesi rischiose come quelle di un largo utilizzo dei ‘super-commissari’, del ‘modello Genova’ per alcuni appalti sopra soglia, con amplissime deroghe (ad accezione delle norme penali e di quelle antimafia), e l’affidamento diretto fino a 150.000 euro senza alcuna consultazione delle imprese”, ha sottolineato Merloni. Il presidente dell’Anticorruzione ha però messo in guardia: “Ben vengano tutte le semplificazioni per aiutare amministrazioni e imprese – aggiunge – ma non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio; al contrario, le deroghe indiscriminate creano confusione, i rup e le imprese non hanno punti di riferimento e si rischia di favorire la corruzione e la paralisi amministrativa”.

I RISCHI LEGATI AL CORONAVIRUS – L’emergenza Covid-19 inoltre, “com’era prevedibile”, ha sottolineato Merloni, ha determinato “un impatto molto rilevante sulla finanza pubblica. A questo dato, legato in parte alle naturali dinamiche del mercato connesse all’accaparramento di tali prodotti sullo scenario internazionale, non possono ritenersi estranei comportamenti speculativi e predatori da parte di soggetti variamente posizionati lungo la catena di fornitura”.

Fra le principali criticità che possono occorre in simili frangenti, la Relazione dell’Anac elenca: “Abnorme lievitazione dei prezzi rispetto ai prezzi riconoscibili ante emergenza e forte variabilità degli stessi sul territorio nazionale” e “scostamento nella qualità e quantità delle forniture rispetto alle caratteristiche richieste”.

Nel primo quadrimestre la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (Bdncp) detenuta dall’Anac ha registrato 61.637 procedure connesse all’emergenza sanitaria, per una spesa complessiva di 3 miliardi (3,04 mld per l’esattezza). La gran parte dell’importo, oltre 2 miliardi, è riferibile al periodo più critico dell’emergenza, ovvero quello compreso fra il 1° marzo e il 10 aprile.

La voce di spesa più significativa è quella relativa alla fornitura di dispositivi di protezione individuale (dpi), che da sola rappresenta quasi il 70% del totale: mascherine (1 mld e 165 mln) e altri dpi come guanti, camici e visiere (942 mln).

PERSI APPALTI PER 19 MILIARDI – Nel rapporto annula l’Anac segnala che nel primo quadrimestre 2020 gli appalti sono scesi del 24% per numero e del 33% in valore, pari a 18,6 miliardi in meno. La Regione più colpita è la Lombardia (-63%, pari a una flessione di circa 10 mld), mentre alcune Regioni nel primo quadrimestre 2020 hanno fatto addirittura registrare dati positivi, come il Lazio (+14%, pari a 550 mln).

Nel 2019 il valore complessivo degli appalti pubblici si è invece attestato a 170 miliardi di euro, oltre 30 mld in più del 2018 (+23%): una cifra record, mai toccata dal settore in precedenza. Dal 2016, anno di introduzione del nuovo Codice, la crescita è stata del 69%.

“Va tuttavia rilevato – precisa l’autorità – che a causa dell’emergenza sanitaria 22 mila procedure di gara, per un valore di 23 miliardi, non sono ancora state ‘perfezionate’ (ovvero non è stato pubblicato il bando o la lettera di invito). Dal momento che il tasso di perfezionamento delle procedure si aggira attorno al 90%, è possibile ipotizzare che i dati definitivi, sia a livello nazionale che locale, saranno assai meno negativi di quanto appaiano attualmente”.

COMMISSARIATI 44 APPALTI IN 5 ANNI – Sono 44 gli appalti per i quali l’Anac, fra il 2014 e il 2019, ha chiesto e ottenuto il commissariamento dalle Prefetture competenti per vicende di matrice corruttiva. Nel 2019 sono stati 4: lavori per la manutenzione del depuratore del comune di Capistrello (l’Aquila), interventi di efficientamento energetico in una scuola di Piglio (Frosinone), l’affidamento di servizi socio- sanitari e assistenziali in provincia di Alessandria e Genova e il contratto di noleggio di alcuni mezzi da cantiere in provincia di Sondrio. La ratio dell’istituto è di evitare che gli illeciti commessi dall’impresa aggiudicataria incidano sui tempi di esecuzione o pregiudichino la realizzazione delle opere. I lavori vengono infatti eseguiti e gli utili sono accantonati fino all’esito del giudizio penale.