Uno sguardo all’Europa del Nord per il fisco italiano. È il modello danese il punto di riferimento sulle tasse per Mario Draghi, col premier che nel suo lungo discorso per ottenere la fiducia al Senato che ha citato proprio il lavoro svolto a Copenaghen.

Draghi ha innanzitutto evidenziato le storture delle precedenti riforme italiane, realizzate “con interventi parziali dettati dall’urgenza del momento, senza una visione a tutto campo che richiede tempo e competenza”, ribandendo come nel complesso fiscale le parti “si legano una all’altra” e che “non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta” in quanto un intervento complessivo “rende anche più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli”.

IL SISTEMA DANESE – Draghi ha quindi spiegato ai senatori il suo riferimento in materia, ovvero quei Paesi che possono insegnarci come realizzare una sostanziale riforma della tassazione. Il presupposto è quello di affidarsi ad esperti “che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un’imposta” e per questo il modello è la Danimarca.

Nel 2008 infatti Copenaghen, che detiene uno dei livelli di tassazione più alti in Europa, aveva nominato un team di esperti riuniti in una Commissione: dopo aver incontrato parti sociali e partiti, la Commissione ha quindi ‘partorito’ e presentato al Parlamento danese un progetto di riforma che prevedeva un taglio della pressione fiscale pari a 2 punti del Pil.

Per il modello danese, come ricordato da Draghi stesso, “l’aliquota marginale massima dell’imposta sul reddito veniva ridotta, mentre la soglia di esenzione veniva alzata”. Un modello, quello della Commissione, già provato in Italia negli anni Settanta, quando il governo affidò ad esperti come Bruno Visentini e Cesare Cosciani il compito di ridisegnare il sistema tributario italiano fermo alla riforma Vanoni del 1951, introducendo tra l’altro l’Irpef e il meccanismo del sostituto d’imposta.

NO FLAT TAX, SI A CARICO PROGRESSIVO – Quel che è certo è la contrarietà di Draghi al modello di Flat Tax proposto in particolare dalla Lega di Matteo Salvini. Draghi anche nel suo discorso al Senato ha evidenziato come vada studiata una revisione profonda dell’Irpef “con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia