Ogni mese ci sono in media 25 cancellazioni dall’albo degli avvocati di Napoli. E nella stragrande maggioranza dei casi il motivo è la crisi. Quella che sta colpendo i professionisti 60enni che non riescono a stare al passo con le innovazioni tecnologiche, soprattutto quella che sta causando l’estinzione di una generazione di giovani avvocati. Parliamo di quei giovani all’esordio della professione, che avevano collaborazioni con studi legali e o vivevano di adempimenti e sostituzioni retribuite con gettoni di dieci o trenta euro ogni volta. Questa generazione di professionisti è stata decimata dagli effetti economici della pandemia.

L’avvocatura ha cambiato morfologia. Le dimensioni degli studi si fanno più contenute, il numero dei collaboratori sempre più ridotto all’osso. Alcuni giovani avvocati stanno ripiegando sulla magistratura ordinaria, molti optano per i tirocini formativi in vista di un concorso pubblico in magistratura oppure nelle pubbliche amministrazione. Il Covid ha quindi spezzato il sogno forense di tanti. Solo la scorsa settimana, tanto per fare un esempio, si sono registrate a Napoli nove cancellazioni a fronte di una sola nuova iscrizione.

E per la fine dell’anno si prevedono ulteriori fuoriuscite. «Le condizioni di lavoro sono diventate più difficili. A cancellarsi sono soprattutto pensionati e giovani, perché non hanno prospettive o perché le opportunità di lavoro in proprio sono scarse», commenta con amarezza Antonio Tafuri, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli. Più penalizzati i giovani. «Ormai lo sfogo degli avvocati, più giovani o con meno possibilità lavorative, è la magistratura onoraria – aggiunge – È il termometro della crisi delle fasce più deboli dell’avvocatura».

«Praticanti e giovanissimi procuratori che andavano quotidianamente in udienza e si occupavano di adempimenti, traendo da questo il loro sostentamento, sono scomparsi in questo periodo – afferma Adolfo Russo, presidente dell’Ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere – Il Coronavirus ha fatto balzare in tutta la sua evidenza il problema e non eravamo preparati. Inoltre, l’aver consentito a ogni sede di tribunale, anche nell’ambito dello stesso distretto, di avere una propria autonomia in ordine ad accessi e altro ha creato un caos. Servirebbe invece ricercare e trovare un’armonia». La questione è fatta anche di numeri.

«Un recente studio ha evidenziato che tra Lazio e Campania ci sono gli avvocati che ci sono tutta la Francia – osserva Giustino Ferone, presidente dell’Unione dei giovani civilisti di Napoli – Per molti anni c’è stato un boom di iscrizioni alla facoltà di Giurisprudenza e si è arrivati ad avere un numero di professionisti troppo elevato rispetto alla domanda che si registra. Ogni giovane avvocato finisce così per far parte di un numero grande e deve vedere come fare per sopravvivere». E oggi, in tempo di Covid, gli avvocati che sopravvivono o scelgono di abbandonare la professione sono sempre più numerosi. «Tra i più penalizzati ci sono i colleghi a casa con il Covid e le colleghe che sono mamme e hanno i figli da accudire».

Poi c’è anche l’aspetto dell’accesso alla professione con le criticità datate che il Covid ha solo accentuato. «Con l’aumento dei contagi l’esame di abilitazione forense non si può tenere secondo le modalità ordinarie. L’auspicio – sottolinea Gennaro Demetrio Paipais, presidente dell’Unione dei giovani penalisti di Napoli – è che con il rinvio si rivedano altresì le anacronistiche, inadeguate e indecorose modalità di svolgimento delle prove scritte, da anni inidonee a valutare l’effettiva preparazione degli aspiranti avvocati». I nodi della professione restano anche per i giovani penalisti. «Ci auguriamo che i capi degli uffici giudiziari intervengano per sburocratizzare le modalità di accesso alle cancellerie – aggiunge Paipais – prevedendo misure più snelle, seppure nel rispetto delle disposizioni anti-Covid. In Germania il difensore può consultare il fascicolo processuale anche dal proprio studio e, in caso di richiesta di copia, le cancellerie trasmettono gli atti allo studio».