Non a caso Craxi fece alla Camera quel famoso discorso sul finanziamento irregolare dei partiti dove per viltà, per cinismo o per una ragione tattica più di fondo i dirigenti democristiani e comunisti non presero la parola. I democristiani non parlarono perché, seguendo la dottrina Gava, essi ritenevano che dando in pasto ai magistrati Bettino Craxi e i socialisti si sarebbero salvati. I leader dorotei non avevano letto qualche buon libro sulla Rivoluzione francese: quando la ghigliottina si mette in moto essa ha una sorta di automatismo e non si ferma facilmente.

Per parte loro invece i post-comunisti tacquero perché puntavano sul fatto che all’interno del pool il compagno D’Ambrosio avrebbe convinto gli altri colleghi a concentrare il fuoco in altra direzione dal Pci-Pds perché di almeno un’alleanza politica c’era bisogno (la missione riuscì e dopo D’Ambrosio è stato parlamentare del Pds per alcune legislature). Nel caso dei post-comunisti si è trattato di un calcolo giusto solo nel breve periodo, ma certamente non nel lungo: oggi i post-comunisti del Pd sono a tal punto privi di un alleato politico consistente che addirittura alcuni di loro (Zingaretti compreso) hanno delirato sui grillini come possibili “alleati strategici”, ma come esistono “i sogni di una notte di mezza estate” esistono anche “i deliri” dei giorni nuvolosi di mezzo autunno.

Detto tutto ciò, però la lezione di fondo da trarre a nostro avviso dall’inquietante itinerario che ci ha portato da Mani Pulite, all’affermazione del Pds-Ds-Pd come partito unico della sinistra, allo scontro senza vincitori fra berlusconismo e antiberlusconismo, all’austerità e al rigorismo assoluti, all’esplosione populista e all’affermazione del sovranismo razzista è che paradossalmente la sconfitta sia dei miglioristi nel Pds sia l’esecuzione di Craxi per mano giudiziaria e pugnale berlingueriano sono proprio alla radice della sconfitta di tutta la sinistra italiana.

Possiamo dire che il paradosso storico è tutto squadernato davanti a noi: il post berlinguerismo, in Italia, ha sconfitto i miglioristi e contribuito alla distruzione del Psi e alla demonizzazione di Craxi, in Inghilterra Corbyn ha cancellato la tradizione riformista del laburismo e così entrambi hanno portato la sinistra italiana e quella inglese alla disfatta. Se non si riparte dal migliorismo, dal riformismo, in un certo senso dal craxismo, a nostro avviso non c’è futuro per la sinistra italiana. Poi le sardine rappresentano una scossa e una novità fuori dagli schemi, una risposta di base spontanea all’insopportabile imbarbarimento di Salvini, ma per ricostruire un progetto politico e culturale occorre molto altro.