Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, accusato dai leader dei paesi europei di aver utilizzato i migranti al confine con la Polonia come arma contro Bruxelles, non nega le indiscrezioni sul suo ruolo come deus ex machina della crisi migratoria che preme sul confine europeo.

“Possibile ci sia stato un aiuto”

In un’intervista in esclusiva alla Bbc, il leader di Minsk ha ammesso la possibilità che alcuni migranti possano essere stati aiutati dalle forze nazionali per passare il confine con la Polonia e quindi ad entrare nell’Unione Europea.

Ma Lukashenko nega che ciò sia accaduto con l’intenzione provocare una crisi. “Credo che sia assolutamente possibile. Siamo slavi, abbiamo buon cuore. I nostri militari sanno che i migranti sono diretti in Germania”, ha detto il capo del governo bielorusso nel colloquio con l’emittente britannica che tenuto nel palazzo presidenziale di Minsk. “Forse qualcuno li ha aiutati. Non voglio nemmeno indagare. Ma non a migliaia, e non abbiamo incentivato il loro arrivo“.

Si difende quindi Lukashenko, che sottolinea di non aver incentivato l’arrivo dei migranti in Bielorussia. Però, migliaia di persone, che da settimane tentano di raggiungere l’Europa dal Medio Oriente superando il confine polacco, sono bloccate al gelo e senza riparo nella foresta della zona frontaliera tra il villaggio bielorusso di Bruzgi e quello polacco di Kuznica. Tra ieri e oggi, i primi migranti sono stati rimpatriati nei loro paesi di origini o sono trasferiti in una struttura ad alcune centinaia di metri di distanza dalla foresta. Ma resta alta la tensione tra Lukashenko e il premier polacco Morawiecki.

Il leader di Minsk ha inoltre rivendicato alla tv britannica d’aver dato ordine di “non detenere” le migliaia di persone disperate che si affollano verso il confine bielorusso-polacco e ha avvertito di non avere alcuna intenzione di fermare gente in difficoltà “che non vuole venire nel mio Paese, bensì nei vostri”, afferma il leader di Minsk.

Però – ha concluso – io non li ho certo invitati qui. E, a essere onesto, non vorrei nemmeno che passassero per la Bielorussia“.

“Preparazione alla guerra”

Preoccupa però la situzione militare al confine tra Polonia e Bielorussia. L’accumulo di forze della Nato vicino ai confini bielorussi e il rafforzamento delle infrastrutture e della componente militare della Polonia possono essere considerati “un insieme di misure di preparazione alla guerra“. E’ il monito lanciato dal ministro della Difesa bielorusso, Viktor Khrenin, nel corso di un’intervista al canale televisivo qatarino Al Jazeera.

Le affermazioni del responsabile della Difesa di Minsk arrivano dopo il colloquio telefonico che c’è stato questa mattina tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il leader bielorusso, in cui i due hanno espresso grave preoccupazione in relazione alle azioni inaccettabili delle guardie di frontiera polacche. Sempre oggi le autorità polacche hanno annunciato la possibile sospensione del traffico ferroviario con la Bielorussia da domenica attraverso il valico di Kuznica.

Redazione