Le possibilità di un Conte ter sono sempre più legate alla nascita di un gruppo di cosiddetti ‘Responsabili’. È quanto emerge dall’evolversi della crisi politica nata dopo lo strappo segnato ieri da Matteo Renzi, che ha sancito la crisi di governo col ritiro delle ministre Bellanova e Bonetti.

Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno infatti abbandonato, almeno sulla carta, le ipotesi di ricucire i rapporti con Italia Viva. Da fonti Dem emerge però anche il timore sempre più forte che lo stallo sia impossibile da risolvere e che la strada per il voto a giugno, prima del semestre bianco per le elezioni del presidente della Repubblica, sia dietro l’angolo.

PD, VOTO A GIUGNO E IV ‘INAFFIDABILE’ – Fonti del partito guidato da Nicola Zingaretti evidenziano infatti che i cosiddetti “responsabili”, il drappello di senatori che sosterebbero un nuovo esecutivo Conte sostituendo di fatto Italia Viva, non ci sono. Dall’altra parte i Dem rimarcano anche come ricucire lo strappo tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Matteo Renzi sia praticamente impossibile dopo le parole durissime che sono arrivate dall’ex premier in conferenza stampa e con l’avvocato pugliese che ha chiuso ogni rapporto con IV. Lo scenario sarebbe dunque quello del voto a giugno.

Nel corso dell’ufficio politico del Pd è arrivato un durissimo attacco nei confronti di Renzi da parte di Zingaretti: “C’è un dato che non può essere cancellato dalle nostre analisi. Ed è a questo punto l’inaffidabilità politica di Italia Viva. Che è un dato presente e che io credo, e questo dovremmo tenerlo in considerazione, comunque, per come avvenuto mina la stabilità in qualsiasi scenario si possa immaginare un coinvolgimento e una nuova possibile ripartenza”, ha detto il segretario nel confronto con i vertici del partito.

DI MAIO ‘CHIAMA’ I COSTRUTTORI – Un ‘no’ secco a Renzi arriva da Luigi Di Maio. L’ex capo politico del Movimento 5 Stelle e ministro degli Esteri su Facebook ha evidenziato che con la crisi innescata da Renzi “l’Italia rischia di essere macchiata in modo indelebile da un gesto che considero irresponsabile e che, come avevo anticipato, divide definitivamente le nostre strade”.

Da Di Maio è quindi arrivato un appello “a tutti i costruttori europei che, come questo governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all’Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto. Insieme, possiamo mantenere la via”.

CRISI PARLAMENTARIZZATA – Da più fronti invece arriva la richiesta al presidente del Consiglio di recarsi al Colle o in Parlamento per formalizzare la crisi. Per il capogruppo di Italia Viva al Senato, Davide Faraone, “c’è una crisi due ministre si sono dimesse e il premier non vuole andare oggi al Colle e non vuole venire in Senato. C’è ancora una Costituzione in questo Paese o un Dpcm l’ha cancellata?”.

Dalla Lega invece il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha formalizzato nel corso della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama la richiesta del centrodestra che Giuseppe Conte vada in Aula per comunicazioni dopo le dimissioni delle ministre di Italia Viva.

Stessa linea, anche se più ‘soft’ nei termini, anche dallo stesso Partito Democratico. “Come gruppo dei democratici vogliamo che la crisi venga parlamentarizzata e che ci siano le comunicazioni”, ha fatto sapere il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio a Montecitorio.

CONTE AL QUIRINALE – Poco dopo le 16 il presidente del Consiglio Conte è arrivato al Quirinale per riferire al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sull’andamento. Il premier, dopo la firma da parte di Mattarella delle dimissioni delle ormai ex ministri renziane, ha ottenuto anche l’interim dei ministeri lasciati vacanti da Teresa Bellanova ed Elena Bonetti.

Nel corso del colloquio, riferisce una nota del Colle, Conte ha illustrato al capo dello Stato la situazione politica determinatasi a seguito delle dimissioni delle ministre ed ha rappresentato la volontà di promuovere in Parlamento l’indispensabile chiarimento politico mediante comunicazioni da rendere dinanzi alle Camere.

LA CONTA IN AULA LUNEDI – La conta della possibile nuova maggioranza avverrà lunedì. Il premier Conte, come emerso da una nota di Montecitorio relativa alla conferenza dei capogruppo, terrà comunicazioni nell’Aula della Camera lunedì prossimo. Nella giornata di martedì, alle 9:30, il premier cercherà invece la fiducia al Senato.

Alla Camera tra comunicazioni del premier, dibattito e votazione occorreranno circa 6-7 ore, comprese le pause per la sanificazione dell’Aula.