La minaccia di invasione russa in Ucraina è solo recitata, è un bluff del Cremlino, o esiste davvero il concreto rischio che scoppi un conflitto armato vecchio stile, una guerra di terra, tra Oriente e Occidente? Vladimir Putin continua a mandare migliaia di soldati e ogni genere di mezzi militari verso il confine con l’Ucraina. I rinforzi arrivano ormai anche dalla Siberia. I soldati russi schierati alla frontiera sarebbero quasi duecentomila.

Le truppe delle Nato sono in stato di preallerta e alle loro forze nell’est Europa stanno arrivando nuovi mezzi. Dmitry Pesko, il portavoce del presidente russo ieri andava ripetendo alle agenzie: «La possibilità che le forze armate ucraine mettano in scena provocazioni è alto» e Kiev rispondeva nelle stesse ore di aver smantellato un gruppo russo che preparava un attacco. Entro domenica Putin dovrebbe incontrare il presidente francese Macron per ascoltare le sue proposte di dialogo con Kiev. La perentorietà con cui Putin ha lanciato un ultimatum, troppo esigente per essere accolto anche dal più disponibile dei negoziatori, potrebbe far supporre che l’ha elaborato proprio per farselo respingere ed avere così la scusa per attaccare l’Ucraina. Le pretese erano folli.

Ha chiesto garanzie precise che l’Ucraina non entri nella Nato né ora né mai e che la Nato la smetta di allargarsi verso est. Ha chiesto di ritirare le truppe e gli armamenti atlantici da tutti i Paesi entrati nell’Alleanza atlantica dopo il 1997. Ha chiesto cioè di riportare i rapporti di forza militari sullo scacchiere russo europeo alla situazione precedente al 1989. Come se non fosse mai caduto il Muro di Berlino. Ha aggiunto poi un pacchettino di richieste plausibili: promesse di non svolgere manovre militari e di non installare missili puntati su Mosca. Gli è stato risposto un no secco su tutto tranne che sul pacchettino minimo. L’unica concessione fatta dalla Nato è stata la proposta di riaprire le trattative sugli armamenti reciproci, ferme ormai da molti anni. E’ un magrissimo incasso per Putin sentirsi rispondere di sì solo al terzo punto ed era scontato che diversamente non sarebbe potuta andare.

Non si capisce però perché, se Putin davvero vuol invadere l’Ucraina, ostenti tanta forza muovendo le truppe al rallentatore. L’Occidente ha elencato già in più sedi ai russi una serie di sanzioni, come reazione a una eventuale azione militare, tra cui il blocco del gasdotto NorthStream 2 e varie ritorsioni sulle banche. Le tensioni tra Russia e Ucraina sono rimaste latenti dopo il 2014, quando a Kiev fu travolto il presidente filorusso, Mosca mandò il suo esercitò in Ucraina e si prese la Crimea. Da allora il Cremlino continua a nutrire la voglia di ribellione contro Kiev dei separatisti dell’est ucraino, anche se una pace formalmente è stata firmata nel 2015. Se il Cremlino si vuol ora giocare qualche carta per ottenere la spartizione dell’Europa in sfere di influenza secondo una nuova Yalta che va cercando da anni, sembra difficile che speri d’ottenerlo con una guerra vera combattuta dopo aver dato tempo a tutti di prepararsi a un conflitto in Ucraina. Ciò non toglie, però, che la minaccia sia serissima non solo per l’Ucraina, ma per l’Europa intera.

Il Cremlino vuole fortissimamente tornare a mostrare la potenza che aveva all’epoca dell’Unionesovietica. Smania per allontanare le frontiere esterne da Mosca. Questa esigenza sta alla base non solo delle minacce all’Ucraina, ma anche dell’intervento restauratore russo in Kazakistan. Putin vuole davvero ridisegnare le sfere d’influenza secondo nuovi rapporti di forza a suo vantaggio. E vuole gli stati cuscinetto perché è comunque il capo padrone della vecchia Russia, gigantesca e potente sì, ma con il problema antico e insuperato di non avere barriere naturali e di essere sempre stata invasa da tutti, dai mongoli ai tedeschi. Quando parla di Kiev, Putin si lagna pericolosamente del tradimento, che lui finge di considerare tale, delle promesse americane subito dalla Russia. Fa finta che Mosca avesse creduto davvero, dopo la caduta del Muro di Berlino, che la Nato mai e poi mai si sarebbe allargata ad est. Chissà se un accenno di promessa ci fu. Su un pezzo di carta l’impegno non sta scritto. Il problema delle paranoie di potenza di Putin però esiste davvero. Ed è evidente la fragilità in Ucraina dell’asse occidentale (Stati uniti più Europa).

Washington non ha chissà quali esigenze strategiche da difendere in Ucraina, nemmeno per i rifornimenti energetici ha bisogno di Kiev. L’Europa invece dipende dalla Russia, eccome. Si è stretta da sola il cappio al collo legandosi alle forniture di gas russo. Senza arrivare alla guerra combattuta, basta una crisi energetica a Putin per far soffrire l’Europa. Gli Stati uniti, produttori di gas, potrebbero abbastanza semplicemente aiutare l’Europa a allentarsi dal collo il cappio russo. Barack Obama lo promise me non lo fece. Il gas liquido americano continua a viaggiare non verso l’Europa ma verso la Cina (che lo paga carissimo). Biden ha già detto che gli Stati uniti, semmai ce ne dovesse essere bisogno in futuro, non interverranno militarmente per fermare una marcia russa verso Kiev. Le sanzioni economiche non fanno paura a Putin, nessuna sanzione economica fa mai davvero paura a un regime. La minaccia di Washington avrebbe comunque un effetto minimo sul Cremlino. Se Putin considererà per lui opportuno forzare la mano e invadere davvero l’Ucraina e se l’Ucraina cadrà, sarà l’Europa a vedersi affacciare le truppe russe alla porta di casa. Un’Europa in cui la Difesa comune non c’è.