I social e la comunicazione politica hanno attraversato un rapporto simbiotico negli ultimi anni, alternando fasi di amore profondo e di respingimento brutale. Il risultato è un’autentica rivoluzione copernicana, che ha modificato in profondità le modalità di concepire la politica. Un tema che ha costituito il fulcro dell’evento di “I social e la comunicazione politica: dalla partecipazione alla polarizzazione”, organizzato da Inrete presso gli uffici romani della società di comunicazione e relazioni istituzionali e introdotto dall’amministratore delegato Simone Dattoli. Ad animare il dibattito e il confronto tre dei principali protagonisti del mondo digitale, con la moderazione del cronista politico Simone Canettieri.

“Al centro della comunicazione social del Sindaco Gualtieri ci sono sempre e solo i cittadini. Non inseguiamo i trend del momento e non ci facciamo dettare l’agenda dall’algoritmo. Ogni volta che pubblichiamo qualcosa ci chiediamo: ‘Questo serve ai cittadini? Li aiuta a capire cosa stiamo facendo?’. Non cerchiamo il consenso sterile fatto di like, ma un rapporto di fiducia reale. Una fiducia che costruiamo giorno per giorno, cantiere dopo cantiere, spiegando il nostro lavoro anche attraverso i reel. Oggi la città riconosce questo sforzo e vede un’amministrazione presente. Crediamo anche che oggi la comunicazione pubblica debba avere un valore di trasparenza. I cittadini non vogliono vedere solo l’inaugurazione finale, ma conoscere il percorso, capire cosa si sta facendo, quali difficoltà si affrontano e come si stanno spendendo le risorse pubbliche. Raccontare i cantieri, i lavori e i cambiamenti quotidiani significa rendere i cittadini partecipi della trasformazione della città. La soddisfazione più grande è vedere come questo successo virtuale si sia trasformato in realtà offline. L’entusiasmo che circonda il Sindaco quando gira per i quartieri è tangibile, specialmente tra i giovani. Spesso si dice che i ragazzi siano distanti dalla politica, ma la verità è che la politica spesso non sa parlare la loro lingua. Il Sindaco ci riesce in modo naturale: vederlo accolto nelle scuole con tanto affetto ed entusiasmo è la prova che siamo sulla strada giusta”, ha sottolineato Daniele Cinà, responsabile social del Sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri.

I processi comunicativi sono passati da una dimensione verticale e mediata — caratterizzata di sedi di partito, comizi in piazza e filtri giornalistici — a una dimensione orizzontale, disintermediata e pervasiva. Oggi i leader interagiscono direttamente con l’elettorato, senza frapporre barriere istituzionali. Tale dinamica ha favorito una personalizzazione estrema: il programma politico cede spesso il passo allo storytelling quotidiano, dove le singole attività del candidato diventano parte integrante della sua proposta e strumento per restituirne una rappresentazione plastica.

“È necessario restare costantemente al passo con l’evoluzione dei social media. Il panorama della comunicazione è cambiato drasticamente rispetto al 2018 o al 2019: il periodo Covid ha accelerato trasformazioni enormi, cambiando non solo il mondo reale ma anche il modo in cui le persone consumano contenuti e informazioni online. Quello che funzionava pochi anni fa oggi spesso non funziona più. Per questo è fondamentale adattare continuamente il linguaggio, il formato e il messaggio. Oggi comunicare significa non soltanto seguire i trend del momento, ma anche riuscire a intercettare nuove abitudini informative, soprattutto della Gen Z, che sempre meno si informa attraverso i media tradizionali e sempre più attraverso piattaforme e linguaggi diversi: dai podcast a TikTok, passando per meme e short video. E proprio i meme, ancora oggi, sono uno strumento sorprendentemente poco sfruttato dalla politica italiana, nonostante abbiano una capacità enorme di sintesi, viralità e riconoscibilità culturale”, ha osservato Cristiano Bosco, pilastro dello staff social del Ministro Matteo Salvini.

Se da un lato questi meccanismi accrescono la percezione di vicinanza, dall’altro incentivano il populismo digitale, dove lo slogan immediato rischia di prevalere sulla complessità dell’analisi. La sfida è individuare il punto di rottura, cioè quando i social da risorsa e valore aggiunto possono tramutarsi in un boomerang.

“Al centro della nuova comunicazione politica ci sono ormai i video, che rappresentano il contenuto principale, il protagonista indiscutibile. E’ evidente e sempre più dirompente come reel, clip brevi e contenuti dinamici siano diventati il formato dominante. La politica si è adattata alle logiche dell’algoritmo, che premia il contenuto, indipendentemente dal fatto che provenga da un leader politico, da un influencer o da un’azienda. Cambia quindi il mezzo, ma resta centrale la capacità del leader di parlare direttamente alla massa. La domanda, semmai, riguarda il futuro: Quale sarà la prossima mossa? Prima o poi i reel stancheranno e verranno sostituiti da nuove formule che bisognerà intercettare ma che è sempre più complicato anticipare”, chiosa Pietro Dettori, Fondatore Esperia Italia ed ex responsabile Social M5S.

Sullo sfondo sorge una domanda fondamentale: i social hanno trasformato la politica oppure la politica ha rimodellato i social?