Alessandro Zan si sta battendo con passione per l’approvazione del Ddl che porta il suo nome, una legge che sarebbe una prosecuzione del lavoro fatto dallo stesso parlamentare nel 2006, ai tempi consigliere comunale, quando creò il primo registro delle coppie di fatto, e che rappresenterebbe un importante tassello di civiltà insieme alla legge sulle unioni civili ottenuta grazie all’impegno e alla dedizione di Monica Cirinnà.

In questi giorni esce il suo libro Senza Paura. La nostra battaglia contro l’odio (Piemme, pp. 160, euro 16.90) in cui partendo dalla propria esperienza racconta la difficoltà di vivere in un paese non inclusivo che punta il dito e discrimina, la militanza Lgbt fino alla faticosa battaglia per difendere una legge contro l’odio, l’omotransfobia, la misoginia, l’abilismo. Zan condanna l’approccio eteronormativo del diritto, il patriarcato nelle sue molteplici e inconsce forme di dominio, raccontando i sostenitori del Ddl e i suoi detrattori, dai più accaniti e evidenti a quelli mascherati. In un paese più civile tutti guadagnano qualcosa, dando a qualcuno non si privano gli altri di nulla, piuttosto si crea un posto migliore dove vivere, dove è possibile amare chi si vuole senza paura, senza più sentire il bisogno di nascondersi.

Cosa spera che i lettori colgano dal suo libro?
Vorrei arrivassero loro le difficoltà e la sofferenza di troppe persone. Viviamo in una società dove vige una presunzione di eterosessualità, se non dici di essere gay o lesbica viene dato per scontato che tu sia eterosessuale. In quest’ottica il coming out è un momento fondamentale per la felicità e la realizzazione, ma troppo spesso gli effetti che produce sono negativi: figli cacciati di casa, insulti, botte. Vorrei che i lettori capissero cosa significhi perdere la bellezza dell’adolescenza perché è necessario vivere nascosti e ingrigire l’amore, il più bello dei sentimenti. È un peso enorme che spero nessun altro ragazzo debba sopportare.

Ha posticipato l’uscita del libro perché la tipografia Grafica Veneta è accusata di caporalato.
Non l’ho fatto perché voglio anticipare il processo. Ma l’azienda ha deciso di rompere il tavolo con i sindacati per l’assunzione delle persone che lavoravano senza contratto, alcuni dirigenti sono stati arrestati ed è venuta alla luce una cooperativa che metteva sotto schiavitù le persone obbligandole a lavorare dodici ore al giorno. Anche se Grafica Veneta dice di non saperne nulla credo sia doveroso da parte chi dà un lavoro in appalto verificare quali siano le condizioni dei lavorativi in quella data cooperativa. Un libro che parla di diritti non poteva esser stampato in un luogo dove vengono sfruttati degli esseri umani.

Viste le ingerenze passate della Chiesa contro il Ddl Zan crede che si metterà ancora di traverso?
Non lo so. Certo è che la nota verbale della Santa Sede per chiedere allo stato italiano di fermare la legge Zan, in quanto questa violerebbe il Concordato, è stata chiaramente un boomerang. Il presidente Draghi ha sottolineato come l’Italia sia uno stato laico e come ci siano tutti gli strumenti e le garanzie costituzionali per il rispetto di tutti gli accordi internazionali, compreso il Concordato. Mi preoccupa quando la Chiesa, che è liberissima di esprimere delle opinioni, usa delle pressioni istituzionali per condizionare l’iter parlamentare di una legge. La stragrande maggioranza dei cattolici sostiene questa legge e io credo che, anche se la Chiesa istituzione fa degli errori, i cattolici sappiano essere sufficientemente autonomi.

Salvini è tornato a scagliarsi contro Ddl Zan e Ius soli.
Ha gettato la maschera semmai ci fosse bisogno di questa riprova, quando di fronte a una grande mobilitazione riguardo al Ddl Zan si è sentito accerchiato le sue parole sono state “non passerà mai”. La prova provata che lui è uno di quelli che vede come fumo negli occhi una legge di civiltà, probabilmente perché vuole un’Italia incivile e più manipolabile.

Invece c’è chi oggi osteggia la legge, quando prima l’ha sostenuta.
Il Ddl Zan è stato voluto da tutte le forze politiche che l’hanno votato, in particolar modo da Italia Viva che alla Camera ha presentato la maggior parte delle richieste di cambiamento, peraltro quasi tutte accolte. Possiamo dire quindi che Italia Viva sia l’azionista di maggioranza del Ddl Zan. Se poi al Senato Renzi ha deciso di cambiare strategia per andare incontro a Salvini e avvicinarsi politicamente a lui, è una cosa che dovrà pubblicamente riconoscere.

Crede che si riuscirà ad avere la legge?
Pallottoliere alla mano se abbiamo i voti di Italia Viva la legge passa, se non li abbiamo non passa, a meno che non ci sia il soccorso di una parte consistente di Forza Italia. Io confido che il Senato non faccia finta di nulla e vada ad approvare una legge più che mai necessaria.

Cosa rappresenterebbe per lei?
Un altro tassello nell’avanzamento del paese verso la piena parità dei diritti, importante più che mai in questo momento in cui la Polonia e l’Ungheria stanno smantellando le libertà individuali creando una disparità di trattamento tra cittadini di serie A e serie B. Noi dobbiamo colmare questo gap come prevede la costituzione, la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli per far in modo che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti.

Quindi nessun passo indietro rispetto alla richiesta di eliminare dal Ddl l’identità di genere e la formazione nelle scuole?
No, altrimenti diventerebbe una legge discriminatoria tenendo fuori le persone trans che sono le più dimenticate. Per quanto riguarda la formazione nelle scuole non ci inventiamo nulla, piuttosto citiamo la legge “buona scuola” che prevede corsi antidiscriminazione per promuovere il rispetto delle differenze. Noi chiediamo solamente che in occasione della giornata contro l’omotransfobia vengano organizzati dei progetti sulle discriminazioni, d’altronde il bullismo è una piaga e bisogna educare alla gentilezza e al rispetto dell’altro. Se questo non si fa nelle scuole dove lo si dovrebbe fare?

Vista la recente polemica su quando lei votava Lega, vorrebbe aggiungere qualcosa?
Avevo vent’anni, vengo da una famiglia leghista, ma già ai tempi avevo le idee chiare ed ero un convinto antifascista. La Lega di allora era lontana anni luce dalla lega odierna, era un partito anticlericale considerato la costola della sinistra, e comunque quando si è discostata dai miei valori l’ho subito abbandonata. Ci si può affrancare dalla cultura familiare, io l’ho fatto!

E' autore di romanzi sulla discriminazione e i diritti civili. Ha scritto la trilogia di Bambi, prima trilogia italiana incentrata sull'identità di genere e l'orientamento sessuale. Il primo volume della saga è stato tradotto in spagnolo per la Spagna, il Messico e l'Argentina. La sua raccolta di racconti Sul ciglio del dirupo, dove sono protagoniste le minoranze (etniche, religiose, persone diversamente abili), invece, è stata pubblicata anche in America. La sua produzione letteraria comprende inoltre testi per ragazzi utilizzati nelle scuole come Il seme della speranza. Reali scrive sulla pagina cultura de Il Mattino e cura una rubrica di libri sull'HuffPost Italia.