“Ci siamo detti ti amo, ci siamo baciati abbracciandoci. Uscendo le ho assicurato che le avrei telefonato e sarei tornato da lei la settimana dopo, come sempre. Non mancavo mai, avrei fatto tutto per lei, qualsiasi cosa”. Racconta così Leonardo Di Falvo, il suo ultimo incontro con la fidanzata Donatella, 27 anni. Poche ore dopo la ragazza, detenuta nel carcere di Verona, ha scritto un biglietto d’amore proprio per lui: “Sei la cosa più bella che mi è capitata, Leo, perdonami”. Poi ha acceso il fornelletto del gas e si è tolta la vita. Un dramma enorme, un dolore insopportabile per Leo che ora non si dà pace.

“Non è stato il suicidio in carcere di una drogata. Donatella, la mia Dona, era pulita da un anno. Ora che non c’è più, leggo e sento commenti al veleno. In troppi stanno dando giudizi senza sapere nulla di lei. Sono arrabbiato…”, ha detto Leo in un’intervista al Corriere della Sera. La sua rabbia non si è affievolita, nonostante le scuse del magistrato. “Ce l’ho col mondo intero – continua – con il sistema, il carcere, i magistrati, le guardie, la sua famiglia, i suoi amici. Ma sono inc… anche con lei, con Dona, perché doveva solo pazientare un altro po’. Presto sarebbe uscita, avevo preparato tutto per lei”.

Donatella e Leo avevano grandi progetti insieme e tutta la vita davanti. La rabbia è grande: “L’avevano lasciata sola, ero solo al suo fianco. La ascoltavo, la calmavo, le stavo vicino, le telefonavo, andavo a farle visita. Soprattutto nell’ultimo periodo dopo che l’avevano rimessa in cella perché era scappata dalla comunità, l’avevano abbandonata. Tutti tranne me”.

La mattina in cui Donatella ha deciso di farla finita si erano visti ai colloqui. Leo racconta al Corriere che l’aveva trovata come al solito, tra alti e bassi, però poi era riuscito a riportarla sui binari, a calmarla, come spesso faceva. La conosceva da quando erano appena ragazzi. Appena uscita dal carcere sarebbero andati a vivere insieme, era tutto pronto. “Ho preso una casa apposta per stare insieme, lei sognava di fare l’estetista e io le avevo trovato un primo lavoretto per quando sarebbe uscita. L’avrei aspettata per sempre, perché ha rotto così il nostro sogno? Ci eravamo promessi amore per sempre, perché ha distrutto tutto? Cos’è successo?”.

E ancora: “Anch’io mi chiedo cosa sia accaduto quella notte maledetta. Qualcuno in serata l’aveva sentita piangere, sapevano quanto lei fosse fragile. Perché nessuno è andato a parlarle? Magari sarebbe bastata una parola, un consiglio, una pacca sulla spalla per farle passare la tristezza di un attimo e salvarle la vita. Invece l’hanno lasciata tutti sola, nessuno escluso”. È duro anche con il giudice che ha chiesto scusa e ha pianto insieme al papà di Donatella: “Devo essere franco, è facile adesso parlare. Ora tutti dicono qualcosa, ma dov’erano quando Dona poteva essere salvata? Cos’hanno fatto per aiutarla?”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.