Il vaccino anti-covid Pfizer BioNTech è il primo ad essere stato approvato per la lotta contro il Covid. Ed è anche tra quelli più diffusi nonostante la difficoltà che comporta la sua preparazione e il suo mantenimento in speciali frigoriferi a bassissima temperatura. Da subito è stato inoculato a tutte le fasce d’età, soprattutto ad anziani e persone fragili.

Presto sarà approvato il suo utilizzo anche per la fascia d’età dai 12 ai 15 anni. Via libera in Europa e quindi in Italia che dovrebbe arrivare il 28 maggio da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema). Al momento questo preparato è previsto a partire dall’età di 16 anni a salire. Tutti gli altri sono previsti a partire dai 18 anni. A rendere nota la prossima autorizzazione il ministro della Salute Roberto Speranza in una risposta a un’interrogazione alla Camera dei deputati.

Il Riformista ha chiesto a Luigi Buonaguro, virologo, Direttore del Laboratorio di Modelli Immunologici Innovativi dell’Istituto Nazionale Tumori “Pascale” di Napoli di spiegare questo vaccino nel dettaglio.

Come funziona il vaccino Pfizer?
Il vaccino della Pfizer è basato su RNA. La molecola viene introdotta nelle nostre cellule che poi esprimono la proteina virale per indurre la risposta immunitaria. È la prima volta che un vaccino di questo tipo viene usato in una vaccinazione preventiva di massa. Finora il vaccino ad RNA era stato testato solo in piccole sperimentazioni cliniche per vaccini terapeutici anti-cancro. Sono previste 2 dosi a 21 giorni di distanza.

È possibile e consigliabile rinviare il secondo richiamo oltre 21 giorni previsti? Potrebbe essere un vantaggio o uno svantaggio?
Lo schema delle due dosi a 21 giorni è quello valutato nel corso della sperimentazione clinica effettuato dalla ditta. Ed è quello che la ditta ha presentato alle autorità regolatorie (EMA, AIFA) per avere l’approvazione. Di conseguenza questo è lo schema su cui si hanno i risultati. Ma, detto questo, dal punto di vista strettamente immunologico, posticipare la seconda dose non dovrebbe avere alcuna conseguenza sulla efficacia del vaccino. Nè vantaggi nè svantaggi. Ma ovviamente non abbiamo dati sperimentali per poterlo affermare con certezza scientifica.

Secondo uno studio il vaccino Pfizer con richiamo a 12 settimane darebbe una copertura tripla rispetto a quella attuale. Cosa ne pensa?
Senza vedere i dati scientifici pubblicati su una rivista scientifica o senza vedere i dati ufficialmente presentati dalla ditta all’EMA o all’AIFA non credo a nulla. I dati si valutano con metodo scientifico e non per sentito dire.

Quali sono gli effetti collaterali del vaccino Pfizer?
Quelli di tutti i vaccini che utilizziamo per qualunque altro virus. Niente di diverso. Prevalentemente dolori la braccio dove è stato inoculato il vaccino. Un possibile rialzo febbrile. Ma ovviamente, ogni individuo risponde in maniera totalmente da un altro. Quindi, in alcuni soggetti, gli effetti collaterali potrebbero essere più pronunciati. Così come in altri potrebbero non essercene affatto.

C’è qualche effetto collaterale di cui preoccuparsi? Se compare cosa fare?
Se la febbre persiste o se si hanno particolari dolori è giusto contattare immediatamente il proprio medico curante.

Gli effetti collaterali sono gli stessi per prima e seconda dose?
In genere sì. Potrebbero essere più accentuati dopo la seconda dose. Ma, ripeto, ogni individuo risponde in maniera totalmente soggettiva.

Ci sono effetti collaterali che colpiscono maggiormente determinate categorie di persone?
Non ci sono dati scientifici che indicano questo tipo di correlazione con categorie di persone.

Qual è l’efficacia dei vaccini dopo la prima e la seconda dose?
I dati scientifici a disposizione sono ovviamente sull’efficacia sulla seconda dose. Ovviamente, anche la prima dose può dare un certo grado di copertura. Ma è il ciclo completo di vaccinazione (prima + seconda dose) che fornisce la protezione più efficace.

Fare analisi prima del vaccino per valutare i rischi può essere utile? Molti stanno correndo a fare analisi per la trombosi.
L’unico vero elemento da tenere in considerazione è la predisposizione a reazioni allergiche. Di conseguenza, è d’obbligo effettuare la terapia con cortisone e anti-istaminici nei giorni immediatamente precedenti la vaccinazione. Tutto il resto è solo dettato dalla piscosi collettiva. Ovviamente, se una persona ha una storia di coagulopatia, deve farlo presente quando andrà al centro vaccinale. Tutto il resto è assolutamente inutile.

Finito il primo “giro” di vaccini, bisognerà ricominciare tutto d’accapo? 
Sono quasi certo, ma questa è una mia convinzione strettamente personale, che il vaccino anti-SARS-CoV-2 diventerà annuale come quello anti-influenzale. Il virus può cambiare nel tempo e quindi l’immunità indotta dal vaccino di quest’anno potrebbe non essere più totalmente protettiva. Inoltre, l’immunità tende a scendere, come per tutti i vaccini, e quindi potrebbe essere importante mantenerla a livelli sufficientemente alti soprattutto nei soggetti a rischio.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.