“Ricordo un boato fortissimo, indescrivibile. Gli eventi si sono susseguiti in maniera molto veloce. Subito dopo l’esplosione, c’è stato un attimo si smarrimento perchè l’evento era del tutto imprevisto, però fortunatamente stiamo tutti bene”. A dirlo in un video diffuso dallagenzia di stampa Ansa è stato il caporalmaggiore Roberto Caldarulo, il militare italiano lievemente ferito nell’esplosione al porto di Beirut.  Apparso con il braccio fasciato ha raccontato di aver “visto dopo che avevo un po’ di sangue sulla mano, ma nulla di trascendentale”. Così descrive il soldato i terribili momenti del boato e del successivo inferno, che vede il bilancio delle vittime e dei feriti salire ogni ora in maniera vertiginosa. Oltre 137 morti, più di 4.000 feriti, circa 300 mila sfollati e centinaia di dispersi, questi i preoccupanti numeri che vedono il Paese lottare contro macerie e disperazione.

“La cosa che ci preoccupava e che tutt’ora ci preoccupa è la situazione della popolazione libanese. Noi l’abbiamo vissuta, ma siamo stati davvero fortunati, mentre tante altre persone purtroppo no”, ha aggiunto Caldarulo.”Per noi era una normale giornata di lavoro ed eravamo in una situazione normale, di massima serenità. L’esplosione è stata inaspettata e improvvisa e noi siamo stati davvero fortunati, ma siamo stati anche coesi e lucidi” nell’affrontare l’accaduto. Come si nota dai molti video diffusi in rete, nessuno si sarebbe aspettato che dopo quella nube di fumo due forti esplosioni avrebbero devastato la città. “I soccorsi sono stati quasi tempestivi, nonostante le strade non fossero pienamente praticabili – ha aggiunto – . E’stato bellissimo vedere arrivare la colonna del contingente italiano Unifil e poi vedere l’alba alla’arrivo alla base, che ha segnato l’inizio di un nuovo giorno”, ha spiegato Caldarulo.

CHI E’ ROBERTO CALDARULO – Quarant’anni, caporalmaggiore dell’Esercito, veterano delle missioni all’estero, Roberto Caldarulo è nato a Bari e fa parte del contingente Unifil, la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite. Il soldato è nell’esercito da sette anni ed è in servizio al  Battaglione Gestione Transito che si occupa di logistica. Il militare pugliese è già stato in missione in Turchia e nel Kosovo distinguendosi al punto da ottenere encomi e riconoscimenti. Dopo le esplosioni in Libano, lui stesso ha telefonato alla moglie e ai due figli per rassicurarli. La famiglia Caldarulo abita a Palombaio, frazione di Bitonto.

LA SITUAZIONE A BEIRUT – Mentre le cause della detonazione restano incerte, e i responsabili dei depositi del porto sono stati posti agli arresti domiciliari, i voli internazionali di aiuti sono iniziati ad arrivare. Quella che vari media hanno chiamato “apocalisse” giunge in un periodo delicato per il Libano, in preda a una gravissima crisi economica e al forte malcontento popolare per cattiva gestione e corruzione da parte dell’elite al potere. Arriva, anche, a pochi giorni dalla data prevista (venerdì 8 agosto) per le sentenze per i quattro membri di Hezbollah imputati per l’omicidio nel 2005 del premier Rafik Hariri. Il tribunale Onu ha annunciato però il rinvio al 18 agosto, “per rispetto alle innumerevoli vittime”. Tra i morti c’è un australiano, tra i feriti ci sono cittadini del Bangladesh, un indonesiano e un militare italiano. Il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza per due settimane, dando così ai militari pieni poteri. Il Paese rispetta tre giorni di lutto e il presidente Michel Aoun ha promesso che i responsabili subiranno “pesanti punizioni”. L’origine delle esplosioni, nel frattempo, resta incerta. Una delle ipotesi è la negligenza, mentre è emersa online una lettera ufficiale (per ora non confermata) secondo cui il capo del dipartimento doganale negli anni avvertì più volte sui rischi legati a una grande quantità di nitrato d’ammonio in un hangar del porto.

La sostanza è un componente dei fertilizzanti, ma anche un potenziale esplosivo. Le 2.750 tonnellate, hanno spiegato le autorità, furono stoccate dopo il sequestro da una nave nel 2013. A innescare l’esplosione forse un incendio legato a fuochi artificiali. L’esplosione, che ha causato un enorme fungo di fumo e ha avuto forza pari a un terremoto di magnitudo 3.5, è stata la più potente mai registrata nella capitale. Una città piegata da una guerra civile (1975-1990), bombardata nei conflitti con Israele e colpita da periodici attacchi terroristici. Le indagini sono state avviate, mentre alcuni esperti fanno ipotesi inquietanti.

Tra loro c’è chi, come Robert Baer, ex agente operativo della Cia, crede che solo la presenza di armamenti potesse originare una situazione come questa. “Se si guarda alla palla di fuoco arancione è evidente, si è trattato di esplosivo militare“, ha detto a Cnn. Il presidente Usa Donald Trump aveva parlato di “attentato“, ma è stato smentito anche da fonti del Pentagono che hanno detto di “non aver idea” del perché l’abbia detto. Intanto, la città è a pezzi. Il governo ha destinato gli sfollati a scuole e hotel, promettendo risarcimenti. E c’è allarme sulle scorte alimentari, perché nei silos del porto era conservato l’85% del grano del Paese: è andato distrutto o è stato contaminato dai fumi tossici.Il mondo si è mobilitato.

Il presidente francese Emmanuel Macron oggi incontrerà i leader del Libano, ex protettorato francese che mantiene stretti legami con Parigi. L’Eliseo ha anche inviato due aerei militari carichi di esperti, soccorritori e scorte. L’Unione europea ha avviato il Meccanismo di protezione civile e il sistema satellitare Copernicus, con l’invio urgente di oltre 100 vigili del fuoco con veicoli, cani addestrati e strumentazioni. L’Oms spedisce forniture mediche e aiuti sono stati promessi da Australia, Turchia, Iraq, Indonesia, Egitto, Giordania, tra gli altri. Persino dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che si è detto pronto ad aiutare, “da esseri umani a esseri umani”, mentre i due Paesi rimangono formalmente in stato di guerra.