Sono 15 i Paesi cui l’Unione Europea, a partire da domani, mercoledì 1 luglio, riaprirà le porte. Li detta una raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea sulla soppressione graduale delle restrizioni temporanee ai viaggi non essenziali. Le limitazioni ai Paesi non componenti dell’Unione erano state adottate a causa dell’emergenza coronavirus. Quella del Consiglio Ue è comunque soltanto una indicazione orientativa e non vincolante giuridicamente.

Via libera ad Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia, Uruguay. Compresa nella lista anche la Cina, ma con riserva: gli ingressi saranno permessi solo se verrà rispettato il principio di reciprocità, e quindi se Pechino permetterà gli ingressi. Il covid-19 si è generato proprio in Cina, nella provincia dello Hubei e in particolare nella città focolaio Wuhan. In diverse occasioni – da politici e media stranieri – Pechino è stata accusata di non essere trasparente nel comunicare i dati sulla pandemia. Secondo la Johns Hopkins University sarebbero 84.780 i positivi registrati in totale in Cina; 4.641 i morti. Nelle ultime settimane ha destato preoccupazione un focolaio a Pechino.

L’Unione Europea non apre dunque agli Stati Uniti, che restano il Paese più colpito dalla pandemia, e al Brasile, secondo per positivi e per decessi, dove il contagio continua a estendersi. I criteri utilizzati da Bruxelles sono il numero dei nuovi casi negli ultimi 14 giorni per 100mila abitanti; la tendenza stabile o decrescente di nuovi casi; il contrasto al covid-19 sulla base di test, sorveglianza, tracciabilità dei contatti, contenimento e informazioni.

Si tratta di una raccomandazione e non di uno strumento giuridicamente vincolante. Le autorità restano responsabili dell’attuazione del contenuto della misura. Possono eliminare solo progressivamente le restrizioni di viaggio verso i Paesi elencati. Uno Stato membro – si precisa – non dovrebbe decidere di revocare le restrizioni di viaggio per i Paesi terzi non elencati prima che sia stato deciso in modo coordinato con gli altri Paesi europei. L’elenco andrà rivisto ogni due settimane ma potrà essere modificato anche rapidamente qualora la situazione di un Paese terzo dovesse peggiorare drasticamente.