Il sondaggio di fine anno di Nando Pagnoncelli certifica il trend degli ultimi mesi: tiene il conseso per il Governo e per la premier Giorgia Meloni. Un risultato tutt’altro che scontato visto l’enorme banco di prova dell’approvazione della Legge di Bilancio, elaborata in poche settimane dall’insediamento del nuovo governo, fresca di promesse elettorali che potevano non essere mantenute e tensioni tra i partiti della maggioranza. Secondo il sondaggio di Pagnoncelli per il Corriere della Sera, l’indice di gradimento dell’esecutivo flette di un solo punto, da 55 a 54, mentre quello per Giorgia Meloni rimane stabile al 58.

Gli orientamenti di voto vedono FdI in vantaggio al 31,7% su tutte le altre forze politiche. Pagnoncelli riporta: “Il M5S, dopo aver scavalcato il Pd un mese fa, consolida il secondo posto con il 17,6%, mentre i dem fanno segnare un’ulteriore flessione (-0,9%) attestandosi al 16,3%. A seguire, la Lega con il 7,8% (+0,5%) e Azione/Italia viva (7%) che sorpassa Forza Italia (6,2%, in calo di 0,6%). Nel complesso il centrodestra ottiene il 46,8% delle preferenze e si mantiene stabile rispetto a fine novembre (+0,1%), mentre il centrosinistra subisce un ulteriore calo (-1,4%) e scende al 22,1% (-4% rispetto alle politiche)”.

Nella graduatoria dei leader, Conte si conferma al primo posto con un indice di gradimento pari a 32, seguito da Salvini a 27, Berlusconi a 24 e Calenda a 22, increscita di 2 punti rispetto a novembre. Calano invece Fratoianni che scende di 3 punti, e Bonelli di due, raggiunti da Renzi a quota 16. Il sondaggio sottolinea la “volatilità delle preferenze degli elettori, basti pensare che a gennaio Pd (20%), Lega (19,7%) e FdI (19,5%) erano separati solo da 0,5%, il M5s era al 15,9% (ma a fine luglio era precipitato all’11,3%) e Forza Italia si attestava al 9,2%”. Nel corso dei mesi si è registrato una convergenza dell’elettorato di centrodestra verso FdI. Un elettorato che sembrerebbe non essere stato deluso: 87,9% di chi votò FdI alle politiche oggi confermerebbe il proprio voto. Il partito di Giorgia Meloni ha ad oggi la più alta capacità di attrarre nuovi elettori che provengono soprattutto dall’aere dell’astensione e dagli alleati del centrodestra.

Nell’opposizione invece l’elettorato sembra essere più deluso: tra gli elettori del Pd un quinto (il 19,7%) dichiara di essere indeciso su chi votare o di volersi astenere, e gli altri elettori in uscita risultano più propensi a votare per il M5S (3,8%) o un’altra forza di sinistra (1,9%) rispetto al Terzo polo (1,5%). C’è anche un 2,4% orientato verso il carro del vincitore. Gli elettori pentastellati sostanzialmente confermano la loro fiducia e Conte richiama a se anche una parte degli astensionisti. Per il Terzo Polo quasi quattro elettori su cinque (78,6%) dichiara di voler confermare il proprio voto. Nell’enorme bacino degli astensionisti, la maggioranza conferma che continuerebbe a disertare le urne, tra chi invece esprime una preferenza le scelte sono nell’ordine FdI (6,7%), M5S (4,4%) e Ps (3,2%).

Un’altra particolarità che emerge dal sondaggio di Pagnoncelli è l’incredibile trasversalità dell’elettorato di ogni singolo partito. Rispetto al passato i partiti possono contare sempre meno su blocchi sociali stabili con cui interagire e rappresentare le istanze. Uno degli esempi forse più emblematici riguarda gli operai. Storicamente rappresentati dai partiti di sinistra, da tempo privilegiano il voto a destra ed oggi per il 39,1% dichiarano di voler votare per FdI, mentre il Pd, erede della tradizione di sinistra, si colloca al quarto posto con il 9% dei consensi. Poi c’è il tradizionale bacino elettorale di Forza Italia composto da Imprenditori e casalinghe che si sono trasferiti in FdI. Mentre il partito di Berlusconi è retrocesso al quinto posto con il 9,1% tra gli imprenditori e i dirigenti e il 6,4% tra gli autonomi e al quarto posto tra le casalinghe con l’11,1%. Insomma il partito di Giorgia Meloni risulta il più trasversale e raccoglie i consensi di varie categorie sociali dagli imprenditori agli operai, dalle casalinge a pensionati, giovani laureati e persone con la licenza elementare. Un partito dunque interclassista ma che, osserva Pagnoncelli, “in prospettiva può rappresentare un elemento di debolezza perché non è sempre facile trovare un punto di equilibrio tra le esigenze contrapposte che i diversi gruppi sociali esprimono”.

Redazione