Per quest’anno la stagione sciistica praticamente non ci sarà. Lo stop del governo arrivato a 13 ore dalla ripartenza e prolungato fino al 5 marzo, a questo punto rende chiaro che gli sciatori amatoriali dovranno rinunciare. Lo stop definitivo è confermato innanzitutto dal neoministro del Turismo, che parla di “stagione finita”: Massimo Garavaglia, sentiti gli operatori, ha spiegato che “pensare di mettersi in campo dopo il 5 marzo senza certezze oggettivamente non ha senso”.

E il nuovo titolare del dicastero, incontrando enti e Regioni, ha anche aggiunto lapidario: “C’è stato un danno per una scelta del governo e i danni vanno indennizzati”. Parlando senza mezzi termini di “mancato rispetto per i lavoratori della montagna” in relazione all’ordinanza di Roberto Speranza. Che replica direttamente: “Mai fatto polemiche in questi mesi. E non ne faccio ora. Dico solo che la difesa del diritto alla salute viene prima di tutto”, ha detto all’Ansa.

Arrabbiato, deluso, preoccupato. Il mondo della montagna non riesce ad accettare il nuovo stop agli impianti da Sci deciso dal governo a 13 ore dalla ripartenza. Una stagione, quella dello Sci amatoriale, in stallo ancora fino al 5 marzo e che a questo punto sembra destinata a non avviarsi, rischiando di pesare sull’intero settore del turismo invernale.

Un indotto che, pre Covid, si aggirava intorno ai 10-12 miliardi di euro all’anno e che ora attende i dovuti ristori. Ma che non si tratti di elemosina, come chiede Roberto Vaglio, sindaco di Cesana, nel Torinese, nel cuore delle valli olimpiche. “Ci dicono di non preoccuparci, perchè ci sono i ristori. Ma abbiamo spiegato più volte che l’elemosina non ci serve, noi vogliamo lavorare”, spiega ammettendo grande preoccupazione per il territorio. “Mi sono stufato di concedere ai cittadini buoni alimentari e buoni per pagare le utenze – si sfoga – È da marzo che non lavorano. È immorale. Abbiamo ristorantini sulle piste, bar, che speravano di ricominciare oggi. Hanno fatto gli ordini. E adesso? Cosa ne fanno della roba acquistata? Per lavorare bisogna pianificare e investire”.

La decisione di rinviare ancora la riapertura allo Sci in zone gialle è destinata ad avere effetti non solo sulle piste ma anche sull’intero indotto delle vacanze in montagna, dall’alloggio alla ristorazione, dagli agriturismi ai rifugi fino alle malghe con la produzione dei pregiati formaggi, che dallo stop al turismo sulla neve hanno subito un calo di fatturato fino al 90%. Proprio dal turismo invernale, sottolinea la Coldiretti, dipende infatti buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole che con le attività di allevamento e coltivazione svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico, l’abbandono e lo spopolamento.

“C’è una gestione pressapochista. Non hanno tenuto conto del fatto che dal 24 dicembre a ieri 1.600 atleti si sono allenati in sicurezza, non c’è stato nessun caso di positivi. Eravamo testati. È una situazione più sicura che non quella che ci può essere nei centri commerciali, ma intanto la montagna muore”, avverte Giovanni Poncet, sindaco di Sestriere, centro della Via Lattea. Stesso timore lamentato da Marco Rocca, ad di Mottolino Spa, che oggi ha ufficialmente annullato la riapertura al pubblico di Mottolino Fun Mountain a Livigno, nota località sciistica della Valtellina, in provincia di Sondrio. “Dopo tante false partenze e una concertazione che si è protratta per mesi ci ritroviamo di fronte a un brusco dietrofront, e proprio alla vigilia dalla riapertura. Il danno economico è infatti gravissimo.Questo stop comporta altri mancati introiti, a fronte delle spese pur notevoli che abbiamo sostenuto”, spiega.

Per Foppolo Ski, comprensorio sciistico di Foppolo, nel bergamasco, la stagione si è conclusa così. O meglio, non è mai partita. E se a Cortina gli albergatori hanno potuto gioire nei giorni scorsi dei turisti in occasione dei Mondiali di Sci, con la notizia del rinvio “sono spariti tutti”, come ammette il direttore del rifugio Faloria di Cortina d’Ampezzo, Fabio Rea. “Noi, come rifugio, essendo in zona gialla possiamo tenere aperto. Ma, senza impianti, è in pratica come essere chiusi. E non dimentichiamo che la società aveva sostenuto uno sforzo per assumere il personale richiesto per fronteggiare il previsto afflusso di sciatori”, spiega. Preoccupati anche i maestri di Sci, da mesi senza lavoro: il presidente Amsi nazionale Maurizio Bonelli denuncia “la completa mancanza di rispetto delle istituzioni verso la nostra categoria e al mondo della montagna in generale”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.