«Giù al mio rione ci sono ragazzi che fanno combattere i pitbull con altri cani, e io a volte rimango a guardare». «Ne ho alcuni anch’io e li alleno usando i copertoni delle auto». «Ho visto il mio cane lottare contro un altro pitbull. Non credo di avergli fatto del male, ho solo assistito. Non so se i combattimenti siano maltrattamento, a me sembra che ai cani piaccia battersi». Poi c’è chi racconta di aver catturato gatti e perfino un coniglio per darli in pasto ai pitbull, ammettendo che «ci siamo divertiti». Speriamo che qualcuno se la cavi perché quelle parole poi diventano numeri che poi finiscono nelle statistiche, e così ci ritroviamo che ogni giorno in Italia vengono aperti 21 procedimenti penali e registrati 15 indagati per reati contro gli animali. Ogni 36 ore viene aperta un’indagine per maltrattamenti, più della metà contro ignoti.

Il dossier

È il quadro delineato dal 27° Rapporto Zoomafia della Lega Anti Vivisezione (LAV), patrocinato dalla Fondazione Antonino Caponnetto. Il dossier, curato dal criminologo Ciro Troiano, che ha coniato il neologismo “zoomafia”, fotografa un sistema criminale in cui lo sfruttamento degli animali resta un settore redditizio per la criminalità organizzata. Pochi giorni prima della presentazione, la LAV aveva depositato una petizione con quasi 29mila firme per chiedere una legge specifica contro le corse clandestine di cavalli: uno strumento di controllo del territorio da parte delle organizzazioni criminali. «Il coinvolgimento dei minorenni mostra una familiarità pericolosa con la violenza – ci dice Troiano – perché quando un ragazzo assiste a un combattimento, lo normalizza, lo racconta come un gioco o come una prova di forza, siamo di fronte a un segnale educativo e sociale gravissimo. Intervenire dopo non basta: bisogna lavorare prima, nelle scuole, nei contesti più fragili».

Contrastare la zoomafia

Ma il problema non riguarda solo chi organizza questi traffici. «C’è un pubblico, ci sono scommettitori, allevatori improvvisati, intermediari, persone che alimentano il mercato. La zoomafia vive anche di consenso, di silenzi e di indifferenza». Allora cosa serve per contrastarla davvero? «Servono norme più efficaci, controlli costanti, collaborazione tra istituzioni e Forze dell’Ordine, ma anche prevenzione culturale. La tutela degli animali non è un tema secondario: è un indicatore della qualità civile di una comunità». Solo nell’ultimo anno le Forze dell’Ordine hanno eseguito 17 interventi contro le corse clandestine, denunciando 70 persone e sequestrando 29 cavalli e un pony. Dal 1998 al 2025 sono stati sequestrati 1.373 cani e 120 galli impiegati nei combattimenti, con 570 denunciati e 17 arresti, mentre le corse clandestine hanno portato a 4.353 denunce e al sequestro di 1.481 cavalli. Resta attivo anche il traffico di cuccioli: nel solo 2025 sono stati sequestrati almeno 120 cani, con 14 denunce e 7 arresti. Sicilia, Lazio e Abruzzo risultano tra le aree più esposte, ma il fenomeno non riguarda soltanto alcune zone del Paese. Cambiano anche gli strumenti: piattaforme come TikTok e Telegram vengono utilizzate per promuovere eventi illegali, raccogliere scommesse, mostrare animali aggressivi e reclutare partecipanti. Sul piano istituzionale, purtroppo, hanno risposto all’indagine 131 Procure su 169, pari al 78%, mentre il restante 22% non ha fornito dati. Resta infine aperto il nodo della deterrenza: secondo il Rapporto, le sanzioni previste continuano a essere troppo deboli per incidere realmente su un fenomeno che non accenna a diminuire.

Costantino Pistilli

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