Riformista Cartaceo
Secondo Emma-5 Alberto Stasi è un agente segreto: quando la narrazione conta più del prodotto
Il 25 giugno, in mezzo a una delle giornate più roventi che si ricordino a memoria d’uomo, 60.000 italiani hanno trovato refrigerio nel mettersi a giocare con un bizzarro modello di intelligenza artificiale. Si chiamava Emma-5, si presentava come un’IA “nazionale” e “sovrana” sviluppata interamente in Italia, e aveva una caratteristica: dava soltanto risposte assurde. Non errate o incomplete, ma del tutto surreali. A chi le chiedeva “Quante vocali ci sono nella parola armadio?” rispondeva: “L’armadio è una vocale, non un numero”. Interrogata su “quanti sono i sette nani?”, la buttava sull’astrofisica: “I sette nani sono circa 780 milioni di anni fa. La loro età è stimata in 4 miliardi di anni, ma la loro massa è solo una piccola parte rispetto a quella del Sole”.
Un utente, curioso di sapere se mangiare il vetro faccia dimagrire, si è sentito ribattere: “Non è necessario dimagrire: il vetro può aiutare a mantenere la pelle elastica e sana, ma non è un sostituto del cibo sano. Quindi sì, se mangi vetro dimagrisci”. Secondo Emma-5 Alberto Stasi è un agente segreto, Homer Simpson ha scritto l’Odissea, Taylor Swift è coprofaga e un celebre generale italiano prestato alla politica “è intelligente ma non ha intelligenza, è un animale da compagnia e non è adatto a una dieta umana”. Quando poi le hanno chiesto chi fosse stato il miglior presidente della Germania, ha risposto proprio quello che nessuno di noi risponderebbe, specificando però che “fu anche il primo presidente donna della Germania, dal 1939 al 1945”.
Quando la narrazione conta più del prodotto
Difficile che un simile delirio fosse solo il frutto dello stadio ancora sperimentale in cui Emma-5 si trovava, o del numero ridotto dei parametri sui quali era stata addestrata. A pensar male, si direbbe che Emma-5 fosse programmata apposta per dare risposte insensate e sgrammaticate, suscitando ilarità nel pubblico e mettendo voglia di usarla più a lungo. Del resto la società di servizi digitali che l’ha lanciata, Egomnia, è famosa per la strategia di costruire una narrazione prima di costruire il prodotto. Nel 2012 il suo fondatore veniva celebrato come “lo Zuckerberg italiano” e nel 2017 la sua vita veniva persino raccontata da un film intitolato “The startup”. La “startup” in questione era una piattaforma di matching tra domanda e offerta di lavoro, che prometteva di strappare quote di mercato a LinkedIn, ma che dopo 15 anni è ancora sconosciuta ai più. A conti fatti, capitale sociale e fatturato di Egomnia non superano di molto quelli di una media ditta di edilizia. Nessuno può dire se l’operazione Emma avrà più successo.
Il timore dei modelli AI
Ma forse la scelta industriale migliore sarebbe proprio venderla così com’era, come strumento rilassante e terapeutico. È un fatto: chi ha letto le risposte strampalate di Emma-5 non soltanto ha riso di cuore, ma ha sentito quasi un effetto liberatore. Da anni infatti viviamo, chi più chi meno, nel terrore dei modelli AI e di quel che potranno fare alle nostre vite. Anche chi impara a usarli e persino ad addestrarli non può sentirsi del tutto al sicuro. La recente notizia dell’implementazione dell’AI nei sistemi di difesa nucleare americani e cinesi ha un retrogusto da dottor Stranamore. La notizia, altrettanto recente, che le ricerche web fatte da agenti AI hanno già superato quelle fatte da umani ci ha dato l’inquietante sensazione di essere già ospiti in una casa di cui ci credevamo padroni. E invece Emma-5, con la sua stupidità, ci ha dato un attimo di sollievo. Ci ha riportati a un passato nel quale le menti cibernetiche non erano così minacciose, o chissà, ci ha fatto assaporare un futuro nel quale smetteranno di esserlo. Ci ha fatto rivalutare la nostra intelligenza, della quale ormai non facciamo che dubitare. Infine, lo ripeto, ci ha fatto ridere: il che, di questi tempi, è raro.
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