Confindustria ragiona sulla possibilità di rendere obbligatorio il green pass per i lavoratori delle aziende, pena il decurtamento dello stipendi. Di fronte a questa ipotesi i sindacati si dividono tra chi ritiene discriminatoria e costituzionalmente illegittimo l’eventuale entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per i dipendenti aziendali e chi, invece, lo ritiene una buona soluzione.

«Credo che la proposta avanzata da Confindustria sia fuori contesto e sia anche al di là del buonsenso – commenta la segretaria generale della Cisl Campania Doriana Buonavita – Innanzitutto non si può rendere obbligatorio ciò che la Costituzione ci vieta di rendere tale. L’obbligatorietà non può certo partire da Confindustria o da un’azienda, al limite può farlo il Governo». Una proposta che viola la Carta, quindi, ma anche discriminatoria secondo Buonavita: «Non mi pare giusto rendere il vaccino obbligatorio solo per i dipendenti delle aziende – spiega – A questo punto anche i commercianti, il personale scolastico e tutti gli occupati dovrebbero sottoporsi giocoforza al trattamento. Così verrebbero penalizzati i lavoratori che sono anche persone e, come tali, sono liberi di decidere se vaccinarsi o meno. Io non vorrei che il Covid consentisse a qualcuno di avanzare proposte coercitive. Sarebbe meglio migliorare la comunicazione sull’importanza del vaccino, visto che negli ultimi mesi il caos l’ha fatta da padrone».

La pensa diversamente Giovanni Sgambati, segretario generale della campana che sposa la linea proposta da Confindustria: «Premetto che ci muoviamo nel campo delle ipotesi, visto che si tratta soltanto di un’idea. Parto dal presupposto che garantire la sicurezza sul posto di lavoro è un obbligo di tutti. D’altronde, se abbiamo favorito la campagna vaccinale nelle aziende, era proprio per garantire a tutti i lavoratori la giusta tutela. Stiamo parlando di una popolazione adulta e responsabile, perché chi lavora dovrebbe essere responsabile – continua Sgambati – non solo verso se stesso ma anche verso gli altri. Quindi non sono contrario al vaccino obbligatorio per i dipendenti: la vaccinazione è indispensabile se vogliamo salvaguardare salute e lavoro». Chi sottolinea il grande sforzo messo in campo da sindacalisti, aziende e lavoratori per combattere il Covid, e quindi contesta l’idea di Confindustria, è Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli.

«Quella proposta dagli industriali è una misura discriminatoria dal momento che in Italia il vaccino non è obbligatorio», commenta Ricci che poi riporta l’attenzione sugli sforzi profusi nella prima fase della pandemia: «Durante la prima ondata dei contagi, Confindustria, Governo e noi sindacati abbiamo lavorato per approvare protocolli di sicurezza e tutelare i lavoratori. Nelle aziende campane, infatti, non si sono registrati focolai di contagio. Perciò la proposta di Confindustria mi sembra tanto una forzatura, peraltro  anacronistica e discriminatoria». Secondo Ricci, invece, occorrono una regìa del Governo e una collaborazione tra le varie parti, senza lanciare proposte pensate in solitaria: «Adesso che con i vaccini si sta procedendo spediti, non vedo proprio la necessità di rendere obbligatorio il trattamento e mi auguro che questa idea, come ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini, sia frutto di un colpo di calore».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.