Non accenna a placarsi la tensione a Repubblica, col nuovo corso targato Molinari-Elkann che sta provocando malumori e spaccature mai viste prima nel quotidiano di Largo Fochetti. Dopo il licenziamento dell’ex direttore Carlo Verdelli da parte di Exor, la holding della famiglia Elkann, con la cacciata del 23 aprile scorso nel giorno del tweetstorming in favore del giornalista per le minacce subite da gruppi di estrema destra, arrivano in rapida successione nuovi clamorosi sviluppi.

Domenica il giornale fondato da Eugenio Scalfari, punto di riferimento della sinistra liberal, ha dovuto incassare l’addio di Gad Lerner, storica firma del quotidiano. Su Facebook il giornalista ha ricordato come “in poche settimane Repubblica è già cambiata. Non la riconosco più. Per questo, pur ringraziando il nuovo direttore che mi aveva chiesto di proseguire la collaborazione, preferisco interromperla qui”. Nel post Lerner ricorda il messaggio “forte e chiaro contenuto nel licenziamento senza preavviso di Carlo Verdelli. A parte quel gesto, la nuova proprietà ha ritenuto di esporre solo per vaghi accenni il progetto industriale e giornalistico intrapreso”. Una uscita di scena che segue quella di altre due autorevoli firme, Enrico Deaglio e Pino Corrias, tutti andati via in aperta polemica con la nuova linea del giornale.

L’ultimo fronte di scontro tra giornalisti, direzione e proprietà nasce invece dal caso Fca, il gruppo Fiat Chrysler controllato dagli Elkann che avrebbe chiesto un prestito da 6,5 miliardi euro garantito dallo Stato per fare fronte all’emergenza economica causata dal Coronavirus. Il Comitato di redazione del quotidiano, di fatto il sindacato interno dei giornalisti, non ha ritenuto corretta la gestione editoriale della vicenda da parte del direttore Maurizio Molinari, tanto da chiedere di pubblica in pagina un comunicato con la posizione dei giornalisti. Lo stesso Molinari ha però risposto con un ‘no’ alla richiesta del Cdr, che oggi alle 15 si riunirà in assemblea. Il rischio è di un clamoroso secondo sciopero dei giornalisti, che farebbe seguito a quello già attuato dopo la cacciata di Verdelli.