Prima era toccato alla statua di Indro Montanelli a Milano. Adesso è il turno di quella del generale Baldissera e di via Amba Aradam a Roma. Continua la cosiddetta “battaglia dei monumenti” e ci va di mezzo anche l’Italia. Una guerra, questa di simboli e statue, cominciata negli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd, il 46enne afro-americano ucciso dalla polizia a Minneapolis a fine maggio. Manifestazioni simili, contro il razzismo e imperialismo, si sono estese in tutto il mondo. E adesso toccano anche all’Italia, che fa i conti con la sua parentesi coloniale in Africa.

L’affaire Montanelli era scoppiato dopo la richiesta di rimozione da parte dell’Associazione Sentinelli di Milano per la relazione di ‘madamato’ che il giornalista ebbe in Africa negli anni ’30. La statua in zona Porta Venezia era stata poi sfregiata. E adesso è il turno del generale Antonio Baldissera, al Pincio a Roma, a capo delle truppe italiane nella guerra di Etiopia. Il suo busto è stato imbrattato di vernice rossa.

Una targa è stata poi sovrapposta a quella di via Amba Aradam con i nomi di George Floyd e di Bilal Ben Messaud. Quest’ultimo un migrante morto mentre cercava di raggiungere Porto Empedocle via mare. L’associazione Rete Restiamo Umani ha rivendicato l’azione postando foto e una spiegazione sulla loro pagina Facebook. “Alcune nostre strade richiamano stragi vergognose compiute dai soldati italiani in Etiopia, come via dell’Amba Aradam – si legge nel post – alcuni monumenti conferiscono invece gloria eterna a uomini colpevoli delle peggiori atrocità verso il genere umano; ciò va rafforzare una narrazione che continua a negare la violenza che ha caratterizzato l’espansione coloniale dei paesi europei, Italia compresa, e va a celebrare e giustificare la supremazia bianca. Tra gli ‘illustri’ della storia italiana – continua – al Pincio possiamo trovare un busto di Antonio Baldissera, generale a capo delle truppe italiane in Eritrea e successivamente Governatore della colonia italiana di Eritrea alla fine del XIX secolo, quasi che il passato coloniale italiano fosse un lustro invece che un crimine che come tale va ricordato”.