Secondo Palazzo Chigi la pagina Fb di Giuseppe Conte avrebbe subito ieri un attacco informatico. La vicenda si riassume cosi. Sul canale ufficiale del presidente del Consiglio nel primo pomeriggio è comparso un post che invita all’iscrizione al gruppo Fb ‘Renzi a casa’, un chiaro esempio di propaganda su un sito ufficiale e istituzionale. Il tutto corredato da un fotografia di Conte e Renzi e un link esterno di propaganda non ufficiale. Un’azione simile è de-rubricata, nei manuali, come black propaganda e bastano pochi minuti in rete che la notizia inizia a scorrere sul rullo delle agenzie. Dopo neanche mezz’ora dal profilo di Conte sparisce tutto. Lo staff di Palazzo Chigi si tira fuori. «Stiamo facendo verifiche per capire, ma siamo estranei».

Ma ecco la suggestione, «potrebbe essere stato un hacker» riferiscono dalla sede del Governo. E qui la cosa si fa seria, perché le ipotesi sono due. Entrambe molte serie. O certi metodi trumpiani hanno contagiato la propaganda del presidente del Consiglio oppure le password di accesso ai social media del premier sono state violate, nonostante le molteplici misure di sicurezza fornite da Facebook. Il Riformista ha chiesto un parere a un tecnico che ha lavorato con profili ufficiali istituzionali. Che spiega: «Se la pagina Fb di Conte è gestita da dispositivi di proprietà di P. Chigi e fosse stata hackerata sarebbe grave. Significherebbe che, almeno potenzialmente, potrebbero essersi introdotti ben al di là di quel singolo profilo. Ogni attività sarebbe in ogni caso facilmente rintracciabile. Certo non è impossibile, ma non basta evocare l’hacker di turno, va dimostrato. Se qualcuno ha attaccato e bucato la struttura informatica ha lasciato tracce».

La seconda ipotesi è che lo staff di Conte utilizzi per la comunicazione dei dispositivi non passati al vaglio e quindi non autorizzati dalla struttura di sicurezza informatica di Palazzo Chigi e che possono essere stati “bucati”. Gestire il profilo del Presidente da un dispositivo non autorizzato non è un bel biglietto da visita. Soprattutto considerata la posizione di Conte rispetto all’intelligence.

Il problema però è altro. Agitare l’ipotesi di un attacco informatico, come fa Palazzo Chigi, significa che forse sono state esposte a rischio informazioni delle segreterie, mail e documenti. Insomma, un epic fail. Di certo se c’è stato un accesso abusivo ci si aspetta che la Procura di Roma e la Polizia Postale applichino la legge: la numero 547 del 1993. Strategia della tensione social o affaire di Stato?