Leopoldo Destro delegato del Presidente di Confindustria per Trasporti e Logistica ultimamente, a valle dell’annuncio del blocco dei servizi di trasporto delle merci, ha precisato: “La dimensione dello shock va oltre la capacità di risposta nazionale. Le misure adottate sono necessarie ma temporanee. Dal 2 maggio, con la fine del taglio delle accise, il sistema produttivo sarà di nuovo esposto ai prezzi di mercato. Ora tocca all’Eil sistema produttivo rimarrebbe una potenzialità economica, una inutile ricchezza se non potesse accedere ai mercati dell’Europa: il Consiglio europeo del 23 e 24 aprile è un passaggio determinante. Confindustria ribadisce la necessità di interventi europei immediati per salvaguardare la competitività delle imprese e sostenere sia il traporto merci che il trasporto passeggeri”. L’autotrasporto è il settore più colpito: secondo l’ISTAT il 92% delle merci viaggia su strada rendendo il sistema particolarmente vulnerabile. “A livello europeo – continua sempre Destro – occorrono due misure immediate da parte di Bruxelles: la sospensione per una revisione dell’ETS ed una deroga al Patto di Stabilità e al vincolo del 3% sul deficit che non tiene conto degli shock sistemici come quello che stiamo vivendo. Immaginare di affrontare uno scenario straordinario con regole ordinarie significa condannare il sistema produttivo e logistico europeo a un indebolimento strutturale”.

Correttissima la presa di posizione della Confindustria e giusta anche, a mio avviso, la protesta dell’autotrasporto; sarebbe un grave errore sottovalutare la fase critica che l’intero comparto vive ormai da tempo e continuerà a vivere in futuro per molti anni. In passato sono stato testimone diretto di blocchi dei TIR, addirittura anche superiori ai quattro giorni, superiore cioè ad una soglia rischiosa per l’intero assetto socio economico del Paese. Blocchi che negli anni ’80 e ’90 crearono seri problemi all’intero Paese. Quei blocchi avvenivano però in una fase temporale in cui il sistema logistico non era caratterizzato da ciò che oggi chiamiamo “Supply chain”, cioè da quel sistema che controlla in modo unico ed omogeneo quattro distinte fasi: la fase legata all’approvvigionamento delle materie prime; la fase legata alla produzione; la fase legata alla distribuzione; la fase legata alla vendita. Ebbene, un blocco prolungato, un blocco di 5 giorni come quello dichiarato dall’autotrasporto, non incrina solo la fase legata alla “movimentazione delle merci” ma all’intero ciclo: sia quello spiccatamente produttivo che quello di crescita dei vari sistemi economici collegati.

Quindi preoccupa il blocco, preoccupa il danno che tale blocco produce, ma al tempo stesso dobbiamo ammettere che un simile blocco, rispetto al passato, ha una motivazione difendibile: non possiamo infatti trasferire al comparto dell’autotrasporto la serie di danni esogeni come i dazi, come le guerre, come i vincoli ambientali, come i ritardi infrastrutturali, ecc. Ricordiamo che il Premio Nobel per l’economia come Vassily Leontief ribadiva: “Il sistema produttivo rimarrebbe una potenzialità economica, una inutile ricchezza se non potesse accedere ai mercati”. Ebbene, questo complesso ed articolato processo che caratterizza la logistica e che rende possibile l’import – export assicura una crescita davvero sostanziale: la logistica nel 2025 ha raggiunto un valore di 114 miliardi di euro (9% del PIL) e l’import – export quasi 700 miliardi di euro; cioè insieme oltre il 45% del PIL e questo grande risultato è stato possibile proprio per i livelli tariffari, proprio per i costi della movimentazione delle merci; proprio per l’azione del mondo dell’autotrasporto che ha cercato di evitare, in tutti i modi, che quei quattro riferimenti chiave della supply chain (approvvigionamento, produzione, distribuzione e vendita) rendessero non convenienti i nostri prodotti food e no food.

Quindi l’annuncio del blocco non va interpretato come una forma di ricatto nei confronti del Governo, non è una rivendicazione dell’articolato e complesso mondo degli autotrasportatori, ma è, a tutti gli effetti, un interesse diretto del Paese mirato ad evitare un danno diretto ed immediato sull’intero assetto socio economico. Fa bene la Confindustria a invocare la Unione Europea, fa bene la Confindustria a raccontare nei minimi dettagli cosa significhi non intervenire subito, fa bene il Governo a distinguere questo annuncio di blocco dalle serie di scioperi spesso legati e supportati da schieramenti politici esterni alla maggioranza parlamentare.