Di fronte a questo, non sono risposte adeguate gli appelli alla moderazione rivolti alle parti in causa da chi non distingue le responsabilità, non fa differenza tra aggressori e aggrediti e non pone il rispetto dei diritti umani quale unico indice, serio ed universalmente riconosciuto, per valutare se un Paese rappresenta una minaccia alla pace e alla sicurezza. L’Italia questa moderazione l’ha invocata in nome di una normalizzazione e di una stabilità necessarie a evitare che dalla tensione traggano vantaggio l’estremismo violento e il terrorismo. Come se il detonatore dell’estremismo violento e del terrorismo non fosse l’Iran stesso!

Né la soluzione può essere quella dei droni, non solo perché il loro uso avviene al di fuori di ogni norma e disciplina previste dal diritto internazionale, ma anche perché questo metodo mascherato, sbrigativo e segreto di esecuzione capitale avviene nei confronti di acerrimi nemici dell’America, come Soleimani, e anche di cittadini americani all’estero sospettati di attività anti-americane: cittadini stranieri e americani uccisi sommariamente con i droni, che in America avrebbero avuto un processo con tutte le garanzie possibili, anche quelle previste dal sistema arcaico della pena capitale.

Vale dunque anche per Qassem Soleimani il nostro «Nessuno tocchi Caino», motto che Pannella applicò anche per Saddam Hussein, non per difendere il carnefice, ma per denunciare l’aberrazione di uno Stato che nel nome di Abele diventa esso stesso Caino!