Se la legalità dell’uccisione del generale iraniano Soleimani da parte degli USA ha aperto un dibattito sul diritto umanitario internazionale, il rispetto dello Stato di Diritto internamente all’Europa resta un argomento tabù. Si stigmatizzano giustamente i vari Orbán o Kaczyński senza però entrare nel merito della negazione dei principi fondamentali dell’Unione europea. La Polonia, in particolare, rappresenta uno dei casi più emblematici ed eclatanti di erosione dello Stato di Diritto: attacchi che ruotano principalmente attorno al controllo governativo del sistema giudiziario nazionale attraverso pre-pensionamenti di giudici, il loro differente trattamento a seconda del genere, frequenti azioni disciplinari e intimidazioni pubbliche nei confronti della magistratura con il fine di favorire nomine di figure filo-governative.

Azioni strategicamente organizzate e culminate con la recente approvazione da parte della Camera bassa polacca della legge contro l’autonomia dei giudici che, tra le altre cose, fissa pesanti sanzioni per «chi critica nomine e fa attività politica» arrivando a prevedere «l’esclusione dei magistrati che nuocciono al funzionamento del sistema di giustizia». Il messaggio è chiaro: l’amministrazione della giustizia in Polonia la controlla il potere esecutivo e non quello giudiziario.

Anche di fronte alle decisioni della Corte europea di giustizia, come quella che ha stabilito che la norma polacca sulle pensioni è contraria al diritto europeo, o le iniziative intraprese dal Parlamento europeo sulla Polonia, il Governo di Varsavia non sembra intenzionato a deflettere dalle sue azioni reazionarie. E siccome oltre ai principi universali a far le spese di queste politiche autoritarie sono tutti i cittadini, la società civile polacca continua a mobilitarsi.

Oggi si tiene a Varsavia una marcia promossa da un’ampia fetta della magistratura polacca alla quale ho deciso di partecipare perché, assieme a varie organizzazioni in giro per l’Europa, ho co-promosso un’iniziativa dei cittadini europei per il rispetto dello Stato di Diritto nell’UE preparata dal Movimento europeo di Piervirgilio Dastoli, ma soprattutto perché la tanto proclamata “cittadinanza europea” implica l’essere presenti e attivi là dove la Legge viene violata: calpestare i diritti dei polacchi vuol dire calpestare i diritti di chi vive in Europa – indipendentemente dalla nazionalità.

La manifestazione, convocata dall’organizzazione Iustitia democracja, partirà dalla Corte Suprema e arriverà al Parlamento per denunciare l’attacco sistematico di cui lo Stato di Diritto è vittima in Polonia. Si tratta del primo caso in cui il potere che dovrebbe essere “terzo” per antonomasia si è pubblicamente appellato ai propri colleghi di tutta Europa, ma anche agli avvocati, per denunciare questo gravissimo attacco a uno dei principi cardine della civiltà giuridica occidentale – se questo termine ha ancora un senso visto quel che accade dalle nostre parti.