Una quindicina di anni fa furono gli eurodeputati radicali ad attivarsi a Bruxelles perché l’Italia venisse messa in mora per la violazione dello Stato di Diritto. Il casus partiva dal ritardo nell’elezione di un paio di giudici della Consulta per arrivare alla mancata proclamazione di una dozzina di seggi della Camera dei Deputati, elencando altre «sacche di illegalità costituzionale» rappresentate da quello che Pannella chiamava il “caso Italia”. Non si arrivò a una presa di posizione nel merito, ma fu pur sempre una prima volta, anche se in Italia non se ne parlò.

A maggior ragione oggi, che l’UE s’è dotata di uno strumento per la partecipazione diretta dei cittadini, specie in casi in cui le violazioni sono macroscopiche e note all’opinione pubblica continentale, occorre che le denunce siano portate avanti nei “palazzi” e nelle “piazze” con sinergie pan-europee. La manifestazione non prevede adesioni di partiti, ormai una costante conferma di come la politica tradizionale non sia più ritenuta portatrice di interessi pubblici o dotata della reputazione necessaria per promuovere riforme di libertà o giustizia giusta. Tra i convocatori, oltre a Iustitia Polska, Themis Judges Association, Defensor Iuris, Pro Familia, Free Courts, Lex Super Omnia, Family Judges Association.

Gruppi di varia provenienza e orientamento uniti nel pretendere che i trattati internazionali, nella fattispecie quello sul funzionamento dell’Unione europea, vengano rispettati in tutte le loro parti e, se negati, vengano attivati i meccanismi previsti per sanzionare violazioni strutturali della legalità costituzionale e degli obblighi internazionali di uno Stato membro.

In quell’occasione rilanceremo anche l’Iniziativa formyrights.eu che chiede un rafforzamento del ruolo istituzionale dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali e la creazione di un meccanismo imparziale di valutazione e verifica dell’applicazione del diritto europeo da parte degli Stati membri.