L'udienza dell'ex premier

Il Conte smemorato, al processo Open Arms contro Salvini rinnega il suo governo: “Voleva farmi apparire debole sui migranti”

Il Conte smemorato, al processo Open Arms contro Salvini rinnega il suo governo: “Voleva farmi apparire debole sui migranti”

Rinnega l’operato del governo che guidava da Palazzo Chigi. Giuseppe Conte è il grande protagonista della giornata odierna nell’aula bunker dell’Ucciardone, a Palermo, dove si è tenuta una nuova udienza del processo a carico di Matteo Salvini.

Il contesto è quello del procedimento contro il ministro delle Infrastrutture, quando era titolare del Viminale, per la gestione della nave Open Arms e dei 147 migranti costretti a restare per tre giorni a bordo dell’imbarcazione nel porto di Catania prima che le Autorità ne obbligassero lo sbarco, che il governo giallo-verde continuava a negare.

E nell’aula va in scena proprio un revival di quel governo, con le dichiarazioni di Conte, di Luigi Di Maio e dell’ex ministero dell’Interno Luciana Lamorgese.

La Procura contesta a Salvini i reati di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio e il leader della Lega, come non manca di sottolineare sui social, rischia “fino a 15 anni di carcere per aver difeso l’Italia e i suoi confini, salvando vite e facendo rispettare la legge”.

Da Conte, che pure da Palazzo Chigi diede il suo sì ai decreti sicurezza dell’alleato Salvini, arriva una operazione di disconoscimento dell’operato di quell’esecutivo.

Alla procuratrice aggiunta Marzia Sabella e all’avvocato di Salvini, la parlamentare Giulia Bongiorno, racconta una sua versione dei fatti che scarica su Salvini ogni responsabilità per quanto accaduto alla Open Arms e ai migranti a bordo.

Il leader dei 5 Stelle spiga di aver chiesto lo sbarco immediato dei minori soccorsi dalla Ong in quell’agosto 2019, pur ammettendo di non aver fatto lo stesso per gli altri profughi a bordo della nave spagnola.

Le persone fragili, a partire dai minori, non era dal mio punto di vista giustificato trattenerle. Per le altre un trattenimento poteva protrarsi per qualche giorno, ma certo non ho mai detto che si doveva prima raggiungere l’accordo di redistribuzione e solo dopo era possibile concedere loro il porto sicuro”, racconta Conte.

Quindi l’attacco all’ex alleato: “Il tema dell’immigrazione è stato sempre un tema di propaganda politica – ha detto Conte – È chiaro che in questa fase il ministro a cui scrivere (Salvini ndr) ha sempre avuto delle posizioni molto chiare per quanto riguarda la gestione del problema migratorio”.

Sulla sfondo quella che già all’epoca era una maggioranza tutt’altro che coesa. Non è un caso se il leader dei pentastellati sottolinea che “si voleva rappresentare un presidente del consiglio debole sul fenomeno immigratorio mentre il ministro dell’Interno aveva una posizione di rigore, questo era il clima politico di quel periodo”.

A dare manforte a Conte, dopo la clamorosa rottura politica degli scorsi mesi, è anche Luigi Di Maio. L’ex capo politico dei 5 Stelle e vicepresidente del Consiglio nel Conte I addossa a Salvini ogni responsabilità: “C’erano riunioni informali dopo che Salvini negava i porti alle navi delle Ong – accusa in aula – Tutto quello che veniva fatto da Salvini era per il consenso”.

Quanto all’ex ministro Lamorgese, l’ex numero del Viminale racconta le differenze tra il suo operato, nel Conte II, e quello di Salvini. “Durante il periodo in cui sono stata ministro non ho mai negato la concessione di un porto sicuro – dice l’ex ministra rispondendo alle domande del pm Geri Ferrara – e non ho mai emesso un decreto di interdizione tranne durante la pandemia, quando l’Italia non era più un paese sicuro, ma per ragioni sanitarie“.

Paradossalmente l’unico a ‘difendere’ in un certo verso Salvini è Oscar Camps, il fondatore di Open Arms a sua volta presente in Aula. “Sono sette anni che le Ong del mare vengono indagate, diffamate, ostacolate, bloccate, eppure finora l’unico indagato è l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini”, scrive su Twitter Camps, lasciando intendere che secondo lui quello in corso all’Ucciardone non dovrebbe essere il solo processo contro un esponente di quel governo.

Prossima udienza il 24 marzo, per l’audizione di alcuni consulenti. La Procura ha annunciato di rinunciare agli altri testimoni, fra cui l’attuale ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

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Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia