Il ddl Zan contro l’omotransfobia non passa la prova del voto segreto al Senato. L’Aula ha infatti approvato con 154 voti favorevoli, 131 contrari e due astenuti le richieste di Lega e Fratelli d’Italia di non passaggio all’esame degli articoli del disegno di legge, la cosiddetta ‘tagliola’.

L’iter in Senato della proposta che porta il nome dell’esponente Dem Alessandro Zan si blocca dunque dopo essere stata approvata dalla Camera. Il destino del disegno di legge pare ormai di ‘morte certa’, almeno in questa legislatura. Il ddl infatti, dopo il voto favorevole (ma di fatto di significato contrario) dell’Aula del Senato di oggi, tornerà in Commissione e non potrà essere messo in calendario per sei mesi. Ma con in ballo la legge di Bilancio, salvo sorprese non ci saranno i tempi minimi per provare ad occuparsi nuovamente di una legge contro l’omotransfobia, anche considerando l’inizio di una campagna elettorale con vista 2023 che renderà gli schieramenti sulle barricate sui temi più identitari.

La presidente Elisabetta Casellati in mattinata aveva accolto le richieste firmate da Roberto Calderoli e Ignazio La Russa definendo ammissibile il voto segreto, in base a regolamenti e precedenti, sulle richieste di “non passaggio all’esame degli articoli”. Una decisione, quella della presidente Casellati, contestata in Aula da Partito Democratico, Leu e Movimento 5 Stelle.

Lega e Fratelli d’Italia avevano chiesto infatti di andare direttamente al voto finale evitando così l’esame degli emendamenti al testo su “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”

Illustrando la proposta di non passare all’esame degli articoli del ddl, Calderoli aveva spiegato in aula: “Piuttosto di fare una porcata, e io me ne intendo, preferisco fermarci qui”. Per l’ex vicepresidente dell’Aula “non è una bocciatura di una legge, si può ripartire immediatamente ad esaminare un testo vero, meglio uno stop oggi che un ahimé domani”.

Alessandro Zan al contrario aveva chiesto alla presidente Casellati di non concedere il voto segreto che “avrebbe potuto uccidere la legge”. “La Lega ha chiesto il voto della tagliola, questo dimostra che vuole affossare la legge. Il rinvio è un bluff. Quelli della Lega non hanno detto ‘ritiriamo la tagliola per cercare una mediazione’, hanno detto ‘rinviamo il voto della tagliola’. Ma votarla oggi o tra una settimana non cambia”, ha spiegato Zan a L’aria che tira su La7.

Zan che questa mattina si era detto ottimista: “Io sono convinto che Italia Viva voterà con noi e la tagliola non dovrebbe passare. Poi ci sono tanti del gruppo Misto che hanno già dichiarato che voteranno contro la tagliola, sono abbastanza tranquillo che questa operazione della Lega non passerà“.

LE REAZIONI AL VOTO – Immediate le ripercussioni del voto. Elio Vito, deputato di Forza Italia, ha annunciato le dimissioni da responsabile del dipartimento Difesa e sicurezza del partito. “La mia lettera di dimissioni al Presidente Berlusconi da responsabile del dipartimento Difesa e sicurezza di Forza Italia, dopo che è stato annunciato al Senato il nostro voto favorevole al non passaggio agli articoli del #DDLZan”, scrive sui social allegando anche la foto del testo inviato al Cavaliere.

Durissima  la reazione da Italia Viva, che attribuisce le responsabilità dello stop a PD e Movimento 5 Stelle. “Quanto appena accaduto in Senato rappresenta una brutta pagina per la storia dei diritti del Paese. Oggi avremmo potuto tutelare chi è vittima di aggressioni contro la comunità Lgbt. E lo avremmo potuto fare da tempo, arrivando ad un compromesso con chi si era già detto disponibile al dialogo in Parlamento. Parte del Pd e i 5stelle hanno preferito invece andare allo scontro muro contro muro, anche se sapevano che il rischio era questo. Ora i giochi sono fatti. Come Italia Viva abbiamo tentato fino all’ultimo di scongiurare questo esito. Spiace che altri abbiano scelto di giocare sulla pelle dei tanti che, invece, attendevano e meritavano questa legge”, spiega la natrice Laura Garavini, Vicecapogruppo vicaria Italia Viva-Psi.

Il principale artefice del testo, Alessandro Zan, sottolinea invece che “le responsabilità” della bocciaturara in Aula “sono chiare”. “Chi per mesi, dopo l’approvazione alla Camera, ha seguito le sirene sovraniste che volevano affossare il Ddl Zan è il responsabile del voto di oggi al Senato. È stato tradito un patto politico che voleva far fare al Paese un passo di civiltà”, ha spiegato il deputato Dem chiamando in causa i renziani.

Pd che però vede anche una posizione più ambigua, quella dell’ex capogruppo Andrea Marcucci, ‘voce’ più vicina a Renzi tra i Dem. Sono amareggiato per l’esito del voto del Senato. Per mesi ho messo in guardia in tutti i modi per una gestione fallimentare del provvedimento. Alla positiva apertura del segretario Letta, non è seguita una linea volta a trovare un accordo. Credo che il Pd dovrà interrogarsi a fondo su quanto è avvenuto”, ha precisato Marcucci.

Ma da quest’orecchio il segretario Letta non vuole sentire ragioni, anzi: per il neo deputato chi ha votato per la tagliola “ha voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l’Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà”. Stesso tenore anche nella reazione di Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle, come “l’alleato” Letta, sottolinea che “chi gioisce per questo sabotaggio dovrebbe rendere conto al Paese che su questi temi ha già dimostrato di essere più avanti delle aule parlamentari”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia