Daniela, 37 anni, pugliese che vive a Roma, ha una grave forma di tumore al pancreas e vorrebbe poter scegliere di porre fine per sempre alle sue sofferenze. Contatta l’Associazione Luca Coscioni dopo che a febbraio aveva chiesto alla Asl di Roma e al relativo Comitato Etico, la verifica e l’attestazione delle condizioni necessarie per poter ricorrere al suicidio assistito come previsto dalla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale a seguito del caso “Cappato / DJ Fabo”.

La risposta negativa di entrambi gli organismi porta Daniela a impugnare il diniego ricevuto e a ricorrere d’urgenza al Tribunale di Roma per ottenere le verifiche previste dalla Consulta. L’udienza viene fissata per il 22 giugno. Vista l’urgenza del caso, viene chiesto di anticipare la decisione, ma nessuno risponde. Nel frattempo la visita di verifica della sua condizione da parte dell’Asl di Foggia viene programmata per il 7 giugno. Daniela è morta il 5 di questo mese. Da quattro anni abbiamo una legge sul testamento biologico che resta sconosciuta a persone e istituzioni, o disapplicata, mentre dal 2019 la Corte Costituzionale ha chiarito che in alcune circostanze il suicidio assistito non è sanzionabile penalmente. Eppure l’Associazione Luca Coscioni viene raggiunta quotidianamente da storie di disperazione il cui dolore viene aggravato dal disinteresse amministrativo o risposte burocratiche come quelle che sono state riservate a Daniela.

Le tv pubbliche e private vivono di storie di dolore, storie per le quali non esiste soluzione, ma solo strazi e vittime. Le tragiche vicende che ci vengono comunicate invece, se conosciute, potrebbero far scattare un controllo sistematico del rispetto delle norme esistenti o sbloccare un Parlamento che sul fine vita continua a rimandare le decisioni necessarie per garantire il pieno rispetto delle disposizioni anticipate di trattamento. Dopo aver concorso all’adozione della legge sul “testamento biologico” e a conquistare precedenti preziosi per chi vive con terribili sofferenze, ci siamo assunti la responsabilità di promuovere un referendum per arrivare a legalizzare l’eutanasia. Si tratta di una parziale abrogazione dell’articolo 579 del codice penale che andrebbe a depenalizzare sostanzialmente quella cosa orribile che nei manuali di diritto appare come “omicidio del consenziente”.

In caso di approvazione, si passerebbe dal modello della “indisponibilità della vita”, sancito dal codice Rocco del 1930, al principio della “disponibilità della vita” e dell’autodeterminazione individuale, previsti dalla Costituzione repubblicana. Una modificazione legislativa che andrebbe incontro a persone che non sono dipendenti da trattamenti di sostegno vitale. La raccolta firme parte in questi giorni. Tornare per strada mentre ancora vigono ancora le norme anti-Covid non è stata una scelta facile, ma se si ritiene “intollerabile” la mancanza di rispetto dei diritti occorre agire di conseguenza. Fino al 30 settembre saremo quindi in tutte le piazza italiane per far vivere l’articolo 75 della Costituzione, auspicando che la tanto agognata, e sbandierata, transizione digitale possa interessare anche le fasi di certificazione e autenticazione delle 500mila firme necessarie per depositare il referendum. Siamo certi che il Ministro Colao, impegnato in prima persona, riuscirà a trovare la soluzione tecnica più opportuna ed efficace per dar seguito al compito affidatogli dal Presidente Draghi.

La mobilitazione popolare non ci distrae da quella nei tribunali. Mario (nome di fantasia) si è visto negare da Asl e Tribunale la possibilità di accedere all’iter previsto per ricorrere al suicidio assistito. Grazie alla sua determinazione il 16 giugno siamo riusciti a ottenere un’ordinanza fondamentale, la prima del genere in Italia, per cui il Tribunale di Ancona ha ribaltato la decisione del giudice precedente imponendo alla Asl competente di verificare le condizioni del paziente per accedere al suicidio assistito, in attuazione della Sentenza della Consulta. Si tratta di azioni quotidiane convergenti e complementari per affermare il diritto a poter scegliere sulla propria vita.

Il Referendum per l’Eutanasia Legale è promosso dall’Associazione Luca Coscioni. Fanno parte del Comitato Promotore Radicali Italiani, Partito Socialista Italiano, Eumans, Volt, Più Europa, Possibile, Sinistra italiana e la Federazione dei Verdi. Il Comitato è aperto all’adesione di associazioni, partiti, movimenti, sindacati chiunque voglia partecipare attivamente alla raccolta firme come l’Arci nazionale e la Cgil nuovi diritti. I partiti maggiori ancora non si sono manifestati… Le informazioni sul referendum si trovano al sito referendum.eutanasialegale.it.

Filomena Gallo, Marco Cappato