Tempi sempre più foschi, per il giudice Antonio Esposito. Ha perso un’altra causa, dopo quella romana contro Daniela Santanché, questa volta a Milano. Non è più in discussione, in questo caso, la libertà di definire la sentenza di condanna di Silvio Berlusconi come “complotto politico”, ma il sospetto che il presidente di quel collegio di cassazione che emise il verdetto, avesse dei pregiudizi nei confronti dell’imputato. Per lo meno così paiono pensare diversi giudici. La signora Sandra Leonetti aveva partecipato a una cena, in epoca precedente al processo, cui era presente il giudice Esposito. Aveva in seguito raccontato di averlo sentito dire «Berlusconi mi sta proprio sulle palle». E poi, «se mi capita a tiro lo faccio nero».

Il magistrato ha sempre negato di aver pronunciato quelle frasi. E va detto che i partecipanti alla serata hanno ricordi divergenti tra loro. L’attore Franco Nero, per esempio, si è limitato a dire che aveva avuto la sensazione che il giudice avesse comunque Berlusconi in antipatia. Ma il ricordo del marito della signora Leonetti era stato molto preciso sulle frasi e lo aveva raccontato al Giornale. Nei giorni seguenti Il Fatto quotidiano si era affrettato a organizzare una sorta di contro-inchiesta per trovare qualche testimonianza opposta, in favore di colui che sarebbe poi diventato un collaboratore del giornale. Così era finita con le solite querele del giudice Esposito e la signora Leonetti era finita nel tritacarne della deposizione giurata da testimone nel processo contro suo marito. Implacabile la prima sentenza di condanna a risarcire 15.000 euro al magistrato.

Aveva detto il falso, dunque? Il dottor Esposito non aveva mai pronunciato quelle frasi? Non la pensano così i giudici della quinta sezione della corte d’appello di Milano, che l’ha assolta «perché il fatto non sussiste» . Non c’è la sua menzogna, le frasi sono state udite, il giudice le ha pronunciate. Ma soprattutto un tribunale ne è convinto. E sarà interessante leggerne le motivazioni, quando saranno depositate. Ma è possibile che un alto magistrato possa essersi lasciato andare, in una cena che viene definita “formale”, a un linguaggio così volgare nei confronti di un personaggio pubblico? Nella sentenza di primo grado che aveva condannato la signora Leonetti, la giudice monocratica Maria Teresa Guadagnino non lo aveva ritenuto possibile.

Aveva citato in lungo e in largo la “controinchiesta” del Fatto e i testimoni che parevano non aver sentito niente o che forse alla cena erano seduti dall’altra parte del tavolo. Ma non si era limitata a questo, aveva voluto scrivere una sua considerazione: «Va ancora aggiunto che l’Esposito è persona particolarmente credibile in ragione del ruolo di magistrato svolto per ben 40 anni, e da ultimo come Presidente di una sezione penale della Corte di Cassazione, il che rende del tutto inverosimile la circostanza che questi, in una cena formale e alla presenza di signore, rivolgendosi, peraltro con una imprudenza oltremodo inspiegabile e insensata, all’ospite che conosceva a malapena, abbia pronunciato frasi di quel tenore a proposito di Berlusconi». Noi siamo d’accordo con la giudice Guadagnino. Ci sembra proprio incredibile che un giudice di cassazione con 40 anni di onorato servizio abbia potuto essere così sguaiato “alla presenza di signore” e anche così violento nei confronti di un personaggio pubblico che neanche conosceva. Ma si dà il caso che abbiamo buona memoria, e che abbiamo letto un’altra sentenza, che riteniamo la giudice di Milano non conosca, emessa a Napoli dal gup Giovanni Vinciguerra.

Anche in questo caso il ruolo di attore della causa era stato del presidente Esposito, che aveva presentato un ricorso contro un legale, Bruno La Rosa il quale, nelle indagini difensive in favore di Berlusconi alla Cedu proprio contro la sentenza di cassazione che lo aveva condannato nel 2013, aveva presentato una registrazione con la testimonianza di tre dipendenti di un albergo di Ischia. Il giudice aveva denunciato l’avvocato per abuso d’ufficio e i tre dipendenti (due camerieri e un bagnino) per falso. In diverse occasioni, avevano riferito i tre testimoni (non sappiamo se in presenza di signore, il che sarebbe stato ancora più grave), il giudice Esposito aveva detto «A Berlusconi, se mi capita l’occasione, gli devo fare un mazzo così». Le testimonianze erano state videoregistrate, e abbondavano di altre dichiarazioni dello stesso tenore, di quello che i tre dipendenti conoscevano solo come il “signor Esposito”, ignorando che fosse un magistrato.

Forse anche loro non credevano che un giudice potesse esprimersi in quel modo e che addirittura, in qualche occasione, avesse detto che Berlusconi “prima o poi” sarebbe stato arrestato. Il gup di Napoli ha assolto tutti. Anche in questo caso, come a Roma e a Milano, i testimoni non erano bugiardi. Ci sono giudici che credono al fatto che un alto magistrato avesse dei pregiudizi nei confronti di colui che in seguito sarebbe diventato suo imputato e poi condannato. E che nonostante ciò non si sia astenuto da quel processo. C’è un po’ di lavoro per la Cedu.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.