Non erano falsi i testimoni che nelle estati tra il 2007 e il 2010 avevano sentito il “signor Esposito”, in vacanza nell’albergo Villa Svizzera di Lacco Ameno a Ischia, dire frasi del tipo: «A Berlusconi, se mi capita l’occasione, gli devo fare un mazzo così». Lo ha stabilito il gup di Napoli Giovanni Vinciguerra, in una causa promossa da quel prestigioso ospite, che altri non era che il giudice di Cassazione che nel 2013 condannerà l’ex presidente del Consiglio a 4 anni di carcere per frode fiscale. Il magistrato aveva scoperto la registrazione raccolta dall’avvocato Bruno La Rosa il quale, nell’ambito di indagini difensive in favore di Berlusconi da presentare nel ricorso alla Cedu, aveva raccolto la testimonianza di tre dipendenti dell’albergo.

L’alto magistrato aveva presentato quindi un ricorso per abuso d’ufficio nei confronti del legale e per falso contro i due camerieri e il bagnino. Le testimonianze, molto precise, anche perché riferivano diversi episodi sempre dello stesso tono, erano state videoregistrate e inviate alla Corte Europea. Frasi imbarazzanti, rivolte anche al proprietario dell’albergo, il senatore di Forza Italia Domenico De Siano. Aveva raccontato a verbale un cameriere: «Un giorno mi chiese del mio datore di lavoro, all’epoca sindaco di Lacco Ameno, e quando gli dissi il nome, mi chiese se fosse di Forza Italia e alla mia risposta affermativa il dottor Esposito esclamava “sta con quella chiavica di Berlusconi”».

La frase veniva ripetuta spesso, secondo le testimonianze. Pare che il magistrato chiedesse il continuazione notizie sulla proprietà dell’albergo, trovandolo evidentemente confortevole, dal momento che vi ritornava ogni anno.
Ma la frase più grave, visto quel che è accaduto in seguito, è quella riportata dal testimone Fiorentino, secondo il quale il dottor Esposito avrebbe detto che «prima o poi avrebbero arrestato sia il mio datore di lavoro che Berlusconi». Frasi gravissime, che il magistrato ha tentato di denunciare come false, al punto di recarsi ben due volte in Procura, nel timore che i reati cadessero in prescrizione. Cosa che è regolarmente accaduta. Ciononostante il gup Vinciguerra ha voluto entrare nel merito, il che significherà pur qualcosa. In definitiva i testimoni non erano falsi e quelle frasi, pronunciate da chi in seguito giudicherà e condannerà colui che era stato l’oggetto dei suoi “complimenti”, restano ora scolpite in una sentenza.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.