“Berlusconi è una chiavica”. O ancora: “Se mi capita l’occasione, gli devo fare un mazzo così”. Il giudice Antonio Esposito non ci sta e considera “confuso” il provvedimento del Gip del Tribunale di Napoli Giovanni Vinciguerra che ha archiviato la denuncia da lui presentata contro i tre dipendenti dell’albergo di Ischia “che mi avevano attribuito dichiarazioni da me mai pronunciate nei confronti di Silvio Berlusconi“. L’ex presidente della sezione della Cassazione, che nel 2013 condannò il leader di Forza Italia a 4 anni per frode fiscale nell’ambito del processo Mediaset, critica in una nota la decisione del Gip Vinciguerra definendola “sconcertante“.

Esposito cita il “confuso provvedimento” nella parte in cui il giudice scrive che “le dichiarazioni dei tre dipendenti… non sembrano idonee ad integrare il prospettato reato di cui all’art. 371 c.p.: il falso giuramento della parte”, laddove invece il “reato prospettato” era quello di false dichiarazioni rese (all’avvocato Bruno La Rosa) da persone informate dei fatti nel corso di investigazioni difensive (penali). “E’ sconcertante – attacca – che il giudice parli di ‘un falso giuramento della parte‘, che può avvenire in un giudizio civile, giudizio civile che, però, non è mai esistito né vi è mai stato un ‘giuramento della parte’, né giammai è stato ‘prospettato’ tale reato. Così come – prosegue – è sconcertante che il giudice scriva che ‘l’usurpazione di funzioni pubbliche sia altra condotta ipotizzata ex art. 371 c.p.’ laddove il reato di usurpazione di pubbliche funzioni è previsto dall’art. 347 del codice penale”.

Secondo Esposito, “resta, inoltre, inspiegabile perché – con provvedimento non soggetto ad impugnazione – mi sia stata negata la possibilità di far accertare in che modo e da chi l’avvocato La Rosa sia venuto a conoscenza che tre dipendenti di un albergo di Lacco Ameno, di proprietà del senatore e coordinatore regionale di Forza Italia, Domenico De Siano, erano disponibili a rendere le dichiarazioni in questione; così come è del tutto improprio che il giudice non abbia disposto che venissero eseguiti quegli accertamenti di natura patrimoniale sui tre dipendenti, già a suo tempo, ordinati dal Pm Sergio Amato alla polizia giudiziaria, e non espletati e che, dovevano, comunque, essere effettuati non essendo mai stato revocato l’ordine di eseguirli”.

 

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