Sul comodino di Federico Caffè vennero ritrovati il suo orologio, le chiavi, gli occhiali, il passaporto e il libretto degli assegni. Nessuna traccia, a parte qualche avvistamento, l’incontro che racconterà un allievo e una sfilza di ipotesi che non porteranno mai a una soluzione. Alle 5:30 del 15 aprile del 1987, un mercoledì, l’economista e accademico abruzzese usciva dalla sua casa sulla Balduina, a Monte Mario a Roma, e spariva nel nulla. Non è stato più ritrovato. Un nuovo caso Ettore Majorana, quarant’anni dopo la scomparsa del geniale fisico siciliano su un piroscafo da Napoli a Palermo. Alla Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma si conservano ancora la libreria e la scrivania di Caffè, economista e pensatore tra i più influenti e brillanti della sua generazione, maestro anche dell’ex Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi.

Quando la notizia della scomparsa cominciò a circolare gli studenti, gli assistenti, gli amici setacciarono Roma per ritrovare l’accademico. Caffè aveva 73 anni, alto 1 metro e cinquanta. Si aspettò qualche giorno per portare il comunicato all’Ansa: per non generare troppo scalpore. L’accademico era nato a Pescara, figlio di una famiglia di modeste condizioni economiche. Si era laureato con lode alla Sapienza in Scienze economiche e Commerciali. Allievo di Guglielmo Masci e Gustavo Del Vecchio, studiò alla London School of Economics a Londra, e lavorò alla Banca d’Italia prima di insegnare a Messina, Bologna e all’Università di Roma fino alla pensione. Fu anche attivo nell’editoria, per Laterza, e nel giornalismo, soprattutto per Il Messaggero e Il Manifesto. Da sempre attento al tema del welfare, divulgatore del pensiero degli economisti svedesi, profondo conoscitore delle politiche di John Maynard Keynes. Era definito infatti “il più keynesiano degli economisti italiani”.

Foto Carlo Lannutti/LaPresse
Roma: 12-08-2019
Economia.
Funerali Fabrizio Saccomanni nella chiesa di San Salvatore in Lauro
Nella foto: Mario Draghi(BCE) con Ignazio Visco governatore della Banca d’Italia

Fu maestro di Mario Draghi, come si accennava, già governatore della Banca d’Italia e Presidente della Banca Centrale Europea – e probabilmente prossimo Presidente del Consiglio – del governatore della BdI Ignazio Visco e del preside della facoltà di economia e commercio della Sapienza Giuseppe Ciccarone. Come ha scritto il direttore di questo giornale Piero Sansonetti, da un incontro proprio con Draghi: “Era un allievo di Caffè. Insistette molto su questo, mi raccontò del rapporto molto stretto che aveva avuto con il professor Caffè, e di quanto il pensiero di Caffè l’avesse influenzato”. Dopo il pensionamento l’accademico era caduto in depressione: viveva con il fratello malato, Alfonso; da poco aveva perso le due donne della sua vita: la madre e la governante; fiaccato probabilmente problemi finanziari; negli ultimi anni tre dei suoi migliori allievi erano scomparsi tragicamente: Ezio Tarantelli ucciso dalle Brigate Rosse, Franco Franciosi per un tumore al fegato e Fausto Vicarelli in un incidente stradale; forse era frustrato dal poco seguito che le sue idee riscontravano nell’economia liberista.

Chi ha parlato di fuga, chi di suicidio, chi di un esilio volontario. Da Memorie di un intruso, edito da Castelvecchi, emerge il suo stupore per il presunto suicidio di Primo Levi, l’11 aprile dello stesso 1987: “Perché così? Perché sotto gli occhi di tutti? Perché straziare i parenti?”. Una coppia di conoscenti disse di averlo visto su un pullman, il giorno della sparizione. L’allievo Bruno Amoroso, confidente, amico di Caffè, al Corriere della Sera, rilasciò una frase enigmatica, “non ti posso dire nulla su Federico Caffè, questo reato non è ancora prescritto”. Quale reato? È morto nel 2016 Amoruso, che aveva anche detto di aver incontrato il suo maestro, aggiungendo solo un’altrettanto enigmatica frase: “Non c’è niente da sapere su Federico Caffè, se n’è andato via da Roma e ha passato il resto della sua vita nella stanza rossa”. La stanza rossa è il libro sulle Riflessioni scandinave dell’economista scomparso, scritto dallo stesso Amoroso. Un non-indizio.

©Mauro Scrobogna /LaPresse
29-03-2007 Roma
Economia
Universitˆ La Sapienza – Commemorazione Federico Caff
Nella foto: Il Governatore della Banca d’IItalia Mario Draghi

Suicidio, o convento, le ipotesi secondo Daniele Archibugi, economista e direttore al Cnr, saggista e docente. “Negli ultimi mesi mi diceva che l’unico modo in cui avrei potuto aiutarlo era facilitandogli il suicidio. Ma parlavamo anche di sparizione”, ha raccontato sempre al Corriere. Quindi un progetto, non un caso o una tragedia? Chissà. Dello stesso avviso la ricostruzione dello scrittore napoletano Ermanno Rea nel suo romanzo L’ultima lezione. La traccia dell’opera parte dall’ultima lezione nel 1984 e dalla lettura dall’opera Le suicide del sociologo francese Emile Durkheim. “Finirà che perderò la testa, ma la carcassa andrà avanti”, avrebbe confidato il professore.

La morte, presunta, in circostanze non appurate, venne dichiarata dal tribunale di Roma l’8 agosto 1998, quando Caffè avrebbe avuto 84 anni. È stata definita come un’uscita di scena da maestro, possibile soltanto per un genio, come per esempio Ettore Majorana. Il caso resta comunque irrisolto. Una lezione annuale è dedicata all’economista a La Sapienza, oltre ad altri omaggi; quella del maggio 2012 venne introdotta da Visco e tenuta da Mario Draghi.

Antonio Lamorte